Sette giorni/ sette film

Non venitemi a dirmi com’è successo durante l’ultimo lockdown che non avete visto Via col Vento perché mi alzo e me ne vado sbattendo la porta e i tacchi urlando – Domani è un altro giorno – e che sia quello buono per la vostra cultura cinematografica. E quindi se qualcosa di positivo a questa situazione vogliamo trovarlo che sia il tempo che abbiamo per recuperare quel vecchio film, insieme ad un’altra manciata di immancabili. Senza i quali saremmo per davvero un po’ più sole.

Per l’appunto Via Col Vento. Non so se di questa epopea ho amato di più i capricci senza sosta di Rossella O’Hara, Mami (prima attrice afroamericana a vincere l’Oscar come attrice non protagonista), la bellezza di Clark Gable (per quanto si dica che la Vivien Leigh detestasse le scene in cui doveva baciare Gable che, benché ancor giovane, già portava la dentiera), la trama infinita che spazia dal melodramma al film bellico, con tanto di saga familiare alla Beautiful. Da vedere senza se e senza ma.

Piccole Donne nella versione del 1994 con la mitica Winona Ryder e in quella del 2019 di Greta Gerwig. Perchè le donne hanno una mente, non solo un cuore e per quanto quei tempi siano ormai lontani ci sono ancora molti giorni in cui è dato ricordarlo.

American Gigolo. Per assistere all’ascesa di Richard Gere e prendere appunti di stile dal guardaroba – perfetto ed attuale nonostante siano passati trent’anni – di Lauren Hutton. Che per tutto il film indossa l’ononima Bottega Veneta in bordeaux che porta il suo nome.

Lost in translation del 2003, per me il più bel film della Sofia Coppola (su cui ci sarebbe da scrivere un libro o almeno un articolo dedicato al suo stile da ultima perfetta newyorkese). Perché “sai mantenere un segreto? Sto organizzando un’evasione da un carcere. Mi serve, diciamo, un complice. Prima dobbiamo andarcene da questo bar, poi dall’albergo, dalla città e infine dal paese. Ci stai o non ci stai?”. Il tutto condito da un whisky liscio. Con vista su Tokyo.

La Belle Epoque, un gioiellino di dolcezza e malinconia. Che ci invita a riflettere su come il tempo – cambia le cose. E su come a volte guardarle da un’altra prospettiva aiuti a capire che in realtà nulla cambia fino a quando a cambiare non siamo noi.

Sabrina – do per scontato che Colazione da Tiffany l’abbiate già visto, dello stessa regista di A qualcuno piace caldo altra pellicola immancabile da vedere. La scena in cui lei torna da Parigi senza essere riconosciuta dal suo grande – ed impossibile – amore a ricordarci di tutte le volte in cui abbiamo pensato di non essere abbastanza. E invece, era forse lui a non esserlo.

Il viale del tramonto, capolavoro assoluto del cinema in bianco e nero descrive impietosamente un pezzo di Hollywood, caduto in disgrazia ed obsoleto ormai, raccontando la storia di un’attrice ossessionata dalla fama che cerca invano di recuperare la sua notorietà persa con l’avvento del sonoro. Consigliato a chi teme la vecchiaia, i capelli bianchi, la solitudine, l’avvento del nuovo. E a chi ama il cinema fatto bene.

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