Playlist della buonanotte per nottambuli

Ho sempre amato ascoltare la musica, la sera a letto. Da quando studentessa universitaria mi mettevo pancia sotto con il libro a finire di evidenziare e ripetere. Mi ha sempre rilassato e conciliato il sonno – a me, talmente sveglia da sempre che i miei genitori non hanno di me bambina ricordi in cui non lo fossi. Mi ha sempre conciliato l’ordine mentale, a me  che vado a letto portandomi dietro il computer e i libri – quelli che vorrei leggere e quelli che avrei voluto scrivere e quelli che forse scriverò – i giornali da sfogliare e i film da vedere e la musica e i telecomandi e la tisana e magari anche due biscotti o l’intero pacco di Pan di Stelle. E una piccola playlist, con l’augurio che vi faccia – non venire sonno – ma sognare, quello sì.

– Moonriver, colonna sonora di Colazione da Tiffany. Una di quelle canzoni inflazionate al punto da diventare di nicchia. E’ un concetto non facile da spiegare ma c’è.

– Can’t Help Falling in Love. Una delle mie canzoni d’amore preferite di tutti i tempi. Di quelle in grado di fermarlo il tempo e farti venire voglia di un lento, con il pudore adolescenziale di chi non ha ancora idea di cosa succederà dopo.

– Funk in Deep Freeze, non poteva di certo mancare Chet Baker in una playlist fatta di notte per la notte per chi la notte vorrebbe non finisse mai. A piedi nudi, vestita solo delle proprie sicurezze.

– Amor Mio di Mina, perché certe sere davvero nella vita c’è rimasto solo Dio.

– Both side now nella versione di Joni Mitchell nell’ononimo album del 2000. La mia panacea quando manca l’aria. Quando fuori piove. Quando non so più che scrivere. Quando sono in aereo alla dodicesima ora e al terzo bicchiere di Chianti in bicchiere di plastica.

– La Mer di Charles Trenet perché cosa sarebbe il mondo senza la letteratura russa e la musica francese? Senza la vodka e senza il burro? Aggiungerei visto che ci sono anche Des ronds dans l’eau.

– No surprises dei Radiohead e non credo ci sia molto da dire. A parte che le sorprese a volte ci vogliono, eccome se ci vogliono (quindi quando ci faranno uscire da qui andate sotto casa e citofonate a chi sapete e volete voi per il bisogno di vedersi anche nel portone, un minuto).

– Wisteria di Steve Kuhn, che se fate un attimo di attenzione potete sentirlo nitido nell’aria l’odore di notte e di umido e di metropolitana e di vita e di erotismo, al di la del vetro. Senza nemmeno dovervi alzare dal letto.

– Stormy Weather di Etta James perché è una delle voci più incredibili di sempre perchè tutti ci siamo sentiti almeno una volta nella vita così. E forse avremmo voluto che piovesse.

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