Abbracciamoci, prima del resto

Avevo scritto un editoriale – sulle cose da fare a febbraio. Un elenco più o meno esaustivo di luoghi e film e frasi e sapori ed odori e canzoni e chi più ne ha più ne metta. Di buoni propositi camuffati da post-it per chi come me perde sempre tutto. Un elenco di to do che pubblicherò perché le cose da fare sono davvero tante e se possibile ora sono ancora di più.

Ma prima – prima del resto – con il cuore ancora pieno di dolore e la testa frastornata di  domande perché io me lo chiedo davvero se è possibile che alla fine sia tutto così effimero. Prima che faccia buio. Prima che il te nella tazza si raffreddi. Prima che sia troppo tardi. Prima che non se ne abbia più la possibilità. Prima che passi la moda. Prima che torni il sereno. Prima che mi rimetta a piangere. Prima che arrivi la primavera a rendere tutto più leggero. Prima che cominci Sanremo. Prima che la malinconia abbia la meglio. Prima che il traffico ci fermi. Prima che non ne rimanga più niente. Prima del tramonto. E anche prima dell’alba.  Prima che la coscienza ci renda vili. Prima di diventare timidi. Prima che qualcuno ci cerchi. Abbracciamoci forte e stretti. Abbracciamoci per dirci che ci vogliamo bene. Abbracciamoci per ricordarci di non essere soli. Abbracciamoci più spesso. Come fosse la prima volta. O forse l’ultima, con la gratitudine stretta tra le dita delle mani di chi è consapevole di essersi incontrato.

Lascia un commento