Hailey una di noi. E tutte noi un po’ lei

L’altra sera scorrendo distrattamente Instagram tra la poltrona e il letto, tra il telecomando e un GoldenGlobe mi sono imbattuta nel post di Hailey Baldwin – per chi non lo sapesse al secolo la figlia modella di Stephen Baldwin, nipote di Alan e neo moglie di Justin Bieber. Un post che la ritrae per quello che è: una ragazza di ventidue anni che sorride alla camera e alla vita con il suo giubotto over addosso e l’Iphone in mano. Una ragazza di ventidue anni all’apparenza con una vita straordinaria, o almeno non comune a quella delle ragazze della sua età. Ma evidentemente solo a quella. Una ragazza di ventidue anni che – non si sente abbastanza brava. Che si è trovata più volte a scorrere con il dito tra foto non sue su Instagram – esattamente come me quella sera e come tutte le sere –  e a paragonare ciò che è con ciò che pensa gli atri siano. E a uscirne stanca. Vinta. Triste

E l’ho capita. Ne sono rimasta un po’ sorpresa perché erroneamente siamo portati a pensare che un certo sentire non possa essere comune ad alcune esistenze – ma l’ho capita perfettamente. Come puoi capire l’amica di sempre. La tua vicina di casa a cui si rompe la caldaia. E la fidanzata del tuo miglior amico. Per il semplice fatto di esserci passata e di sapere di cosa sta parlando.

E l’ho capita al punto che ho pensato che quella era la foto di una qualunque ragazza di ventidue anni, nulla di più. E l’ho capita al punto da riflettere sulle volte in cui scorrendo distrattamente Instagram ho – anche solo per un attimo perché l’ho fatto e l’avete fatto anche voi – pensato che le altre fossero più magre e più alte e più famose e più favolose con le loro vite perfette come i loro lavori e i loro armadi e i loro capelli e i loro culi e i loro amori incrollabili ad attenderle a casa e che la rappresentazione di ciò attraverso una foto filtrata – da sola fosse sufficiente a farle essere migliori. E l’ho capita al punto da riflettere sul numero di volte in cui ognuna di noi , una qualunque a caso, scorrendo foto e parole si sia ritrovata a credere di non essere abbastanza.

E l’ho capita al punto che avrei voluto dirglielo come vorrei dirlo a me e a voi che ben vengano i social per fare rete. Per cambiare le cose che si possono cambiare quindi quasi tutte. Per unire in nome della passione, fosse anche quella per gli ombretti liquidi. Per ispirare alla bellezza che forse non salverà il mondo ma di certo lo renderà un posto migliore in cui vivere. Per condividere idee, la rotta di un viaggio, un ricordo che così facendo diventa il ricordo di tutti.

Per fare quello che a volte dal vivo non riusciamo più fare: raccontare e avvicinare. E allora ben vengano i social per far sorridere e ridere. Per educare alla cultura e alla diversità perché di educazione abbiamo un urgente bisogno. Per istruire anche perché forse non lo sappiamo o troppo facilmente lo dimentichiamo ma se solo lo volessimo potremmo imparare un sacco di cose qui. E allora ben vengano i social per superare paure, confini, preconcetti e a volte anche noi stessi. Per connettere. Vedere. Provare. Parlare. E allora ben vengano i social anche per mostrare – senza però affidare a una foto il compito di dimostrare chi siamo. Senza alimentare quell’attitudine a sminuire la nostra esistenza assuefatti come siamo dall’arte superflua della sublimazione dell’altrui immagine. E allora ben vengano i social – distrattamente visti tra la poltrona e il divano, tra il sonno e la veglia un po’ come i Golden Globe che va a finire sempre che mi addormento – consapevoli di ciò che la vita per davvero è. E in quel limbo di spazio e di fare in cui non siamo connessi e non siamo filtrati non solo siamo abbastanza. Ma se solo lo volessimo potremmo essere più di quello che ci è dato immaginare.

4 Comments

  1. Federica

    credo Di averti intravisto un giorno al mercato di Brera. Abito lì in zona. Volevo fermarti e farti complimenti per come scrivi e per quello che scrivi, ma mi sono sentita per un attimo una babba. Spero che i social oltre a unire un po’ tutti nelle nostre imperfezioni e inettitudini possa essere anche l’occasione di appianare tutte quelle barriere che sorgevano quando ti imbattevi in qualcuno di “famoso” . Un luogo in cui , laddove incontri una persona che ammiri , tu possa avere la possibilità Di prendere un caffè e magari ascoltare qualche Consiglio. È un invito sì.
    Federica

    1. Alessandra Airò

      Faccio spesso la spesa al mercato – sono quella che esce in tuta a comprare frutta e fiori. E con le buste mi fermo al bar di fronte – per intenderci quello dove i ragazzi del Parini che fanno filone si fermano a cazzeggiare
      La prossima volta ce lo prendiamo insieme questo caffè.

  2. Giorgia

    Ti leggo da tanto. Da quando esisteva il tuo post del lunedì. Da quando ti raccontavi come quella Alessandra “abbandonata come solo a certe isole è dato essere… coperta di coglia finte e di paillettes di coraggio…”
    Ti leggevo allora e ti leggo oggi con la stessa pelle d’oca e con quello stesso mondo di indecifrabili contraddizioni che solo la scrittura riesce a smuovere con la ferocia di un uragano.
    Qualche settimana fa ho visto una tua foto in un noto ristorante che ha appena aperto a Milano ( ora meta di molti “vip” o influencer o non so come devo dirli…) che nasce come fratello di un ristorante della mia città. E mi sono detto che tra tanta gente popolare che ora lo sponsorizza io sarei stata orgogliosa di poter incontrare proprio te solo per dirti quante e quante volte hai reso le mie notti intrise di ispirazione per la mia scrittura con la tua scrittura. Chissà se un giorno avrò davvero la fortuna di incontrarti.

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