Friendship never ends. Le Spice Girls sono tornate

Vent’anni. No di più. Sono passati più di vent’anni da quando Victoria, Mel C. e B., Geri ed Emma saltavano sul palco come le palline di un flipper, cantando If you wannabe my lover, avvolte in metri di lustrini e issate su zeppe alte come un palazzo a cui manca il condono edilizio. Dio, questo significa quindi che siamo diventate adulte. E per realizzarlo non sono serviti i primi stipendi, le fatture, il commercialista, le tasse, i matrimoni e i figli delle amiche – qualche volta anche i nostri. A colpirci come uno schiaffo in piena faccia è stato il ritorno delle Spice Girls. Quelle che hanno segnato l’adolescenza di noi ragazze degli Anni ’80 o giù di lì. Quelle in cui cercavamo di riconoscerci. Posh, Ginger, Baby, Sporty e Scary

Quindi adulte? Davvero? Sì, Adulte. Ma chi? Se quando parte il ritornello di Who Do You Think You Are? torniamo ad essere quelle adolescenti con le meches bionde e il crop top sopra i jeans a vita alta che, dopo scuola, fingevano di studiare e invece provavano la coreografia del balletto di Wannabe nel salotto di casa insieme alla compagna di banco, non appena mamma si distraeva. Adulte. Ma chi? Se la voglia di avere un Smemoranda stra gonfia di biglietti di concerti, scontrini e fotografie, ci si agita ancora dentro come il ghiaccio nel bicchiere di rhum e cola. Altro che iPhone XS. La Smemoranda vogliamo.

Adulte. Ma chi? Se quando abbiamo saputo che le Spice –  orfane di Victoria, ma pur sempre le Spice – si sarebbero riunite e tornate in concerto, abbiamo telefonato alla compagna di banco di cui sopra per programmare la partenza alla volta del primo concerto in programma. Non prima però di avere recuperato dall’armadio il tubino con la stampa della Union Jack, come quello di Geri, pregando Dio e tutti i santi pure, che ci entrasse ancora. Adulte. Ma chi? Se abbiamo già mentalmente preparato la valigia con gli indispensabili per Londra: zeppe colorate, pellicce – rigorosamente fake – leopardate, zainetto Invicta delle medie e chocker.

Adulte. Ma chi? Se ci sentiamo ancora portatrici sane di quel Girl Power che cantavamo a squarciagola insieme a loro, con una spazzola tonda come microfono in una cameretta con il poster di Victoria fianco a fianco a quello di Natalie Imbruglia. Quel Girl Power, leggero e non arrabbiato, che vuole coesione, una sorta di cameratismo maschile che è latitato nell’indole di molte donne, pronte a farsi la guerra. Quel Girl Power, tutto lustrini e perline colorate, che si fa portavoce inconsapevole di un femminismo rosa shocking e pop, che ha fatto la rivoluzione a colpi di paillettes, codini e friendship never ends.

Perché, per noi ragazze della generazione delle musicassette, dei walkman, del Festivalbar come simbolo dell’estate, di Video Music prima ancora di MTV, dei limoni duri alla festa del Liceo con il rappresentante di Istituto, di Spice Up your life come inno della vita e alla vita, questo sono state le Spice Girls.

Una liberazione dal femminismo militante. La dimostrazione che un tubino di latex, leggerezza e allegria non significano superficialità. Che per essere profonde non necessariamente bisogna essere pesanti. La certezza che l’amicizia mai sarebbe finita, mentre l’amore chi lo sa. Questo sono state. E non solo la risposta alle Boyband che imperavano in quel periodo e per cui – siamo oneste – smaniavamo in preda ad una tempesta ormonale.

One Comment

  1. Poperie

    Dici Spice Girls dici foto appiccicate nel diario Onyx delle medie tra un “Lollo ti amo” e l’altro. Dici supplicare mia mamma affinché mi comprasse quelle dannate zeppe e niente, mia mamma non si è mai piegata. Dici Chupa Chups con le loro figurine (e anche gomme da masticare). Dici vivere ogni giorno con la speranza che irrompessero in classe le telecamere di Carramba per la sorpresa del secolo. Sembra una vita fa. In effetti lo era.

Lascia un commento