Il vento del nord. Storia di un amore e di un cambiamento

L’irrequieto vento del nord – quello che agitava la vita di Vianne, protagonista di Chocolat – ha soffiato forte sulla mia vita la mattina del mio 38esimo compleanno. Un compleanno in cui mi sono guardata allo specchio e chiesta chi diavolo fosse quella donna che mi stava fissando. Uno di quelli in cui mi sono guardata allo specchio e ho visto evidenti i segni delle rughe, del tempo fuggito via, e di quell’uomo che mi ha lasciata come una città all’indomani di un bombardamento. Arida e deserta. Spenta. Con troppi kg a ricordarmi cicatrici, lividi e sofferenze.

Ed è stato lì, davanti a quello specchio, davanti a quella donna che non riconoscevo più, che ho scelto me. E visto che le vie del cambiamento, così come quelle dell’amore, sono infinite, la mia ha preso le sembianze dello studio di un nutrizionista di cui mi sono fidata e a cui mi sono affidata. È stato varcando quella porta – spogliandomi degli abiti e vincendo l’imbarazzo di mettere a nudo il mio detestato corpo (e non solo) davanti ad uno sconosciuto – che ho scelto di amarmi anzitutto e soprattutto.

Ho scelto di accarezzare quel corpo pieno di lividi che non riuscivo più a guardare e che odiavo, imparando che la felicità non deve passare attraverso un piatto di pasta. O forse sì, ma non sempre. Ho scelto di amarmi anche quando le mie amiche sceglievano il prosecco a cena. Per me un filetto di tonno e un contorno di amor proprio, grazie. Ho scelto di amarmi anche quando il cioccolato mi chiamava come le Sirene da lontano facevano con Ulisse.

Soprattutto in quelle sere in cui a casa sapevo non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarmi e abbracciarmi. Soprattutto in quelle sere in cui sapevo che l’indomani mattina avrei dovuto ancora fare i conti con le troppe fatture non saldate, con la mia insensata voglia di equilibrio, con il mio bisogno di conformarmi ad uno schema prestabilito in cui per sorte o per ragione non riuscivo (non riesco, per la verità) a stare, con il mio senso di fallimento. Ho scelto di amarmi nonostante la mia precarietà. Nella vita. Nel lavoro. Con gli uomini. Di smettere di annegare l’insoddisfazione nel vasetto di nutella.

Ho scelto di amare quel corpo che sembrava non poterne più di privazioni di amore e carboidrati. Ma soprattutto ho scelto di avere con lui la stessa pazienza che ha la primavera con le gemme, aspettando che fioriscano. Specialmente in quei giorni in cui lo odiavo di più, quando non vedevo i cambiamenti che avrei sognato, che avrei voluto repentini e veloci. E invece no. Ho scelto di lasciare che le cose fossero. Ho scelto di praticare l’indulgenza. Di mettere in stand-by la mia vita per alcuni mesi. Di guardare tutto dietro ad un finestrino, nell’attesa di sbocciare.

Sono passati i mesi. È passato l’inverno. Ed è arrivata la primavera. E con la primavera mi sono sentita leggera. Insieme a quei dieci kg avevo perso anche tutta la pesantezza aggrappata al cuore. Mi sono riguardata allo specchio con occhi nuovi. Con gli stessi occhi con cui un uomo guarda la sua donna alle prime uscite. Ho pensato di essere stata brava.

Perché amarmi e scegliermi, nella mia assoluta fragilità, senza cadere nella facile tentazione del cibo come consolazione, è stata la cosa più difficile che abbia fatto in vita mia. Più difficile di tradurre le versioni dal latino al greco. Più difficile di uscire da una storia tossica. Ed è stato in quel preciso momento che ho capito di essermi di nuovo innamorata di me. Nonostante gli sbagli. Nonostante gli errori – e per errori non intendo soltanto la pizza a mezzanotte e due quadretti di cioccolato ad ogni ora. Nonostante la mia imperfezione. Quella che ho imparato a guardare con tenerezza. Con quella stessa tenerezza con cui oggi guardo la cellulite aggrappata tenacemente e nonostante tutto al mio sedere, le morbidezze sui fianchi e la forza di gravità che inesorabilmente mi trascina verso il basso. Ritrovando tutta la leggerezza che mi era mancata.

4 Comments

  1. Claudia

    “Ho pensato di essere stata brava. L’ho pensato, in Primavera, quando sono sbocciata.”
    Insieme a quei 40kg persi ho scoperto di amarmi.

    Mi sono emozionata e ritrovata in questa storia.

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