Di sneakers, etichette e cambiamenti

Ci mettono sempre delle etichette in testa, perché così è più facile. Classificare la gente per non fare lo sforzo di pensare a come potrebbe essere davvero. Per non fare lo sforzo di capire. E anche noi lo facciamo. Mettiamo delle etichette non solo addosso alle persone, ma anche addosso alle cose. Per semplificare questa vita ingarbugliata. Così che possiamo avere un quadro chiaro, con il minino sforzo. Ma questo avrebbe un senso se le persone e le cose pure, fossero sempre  uguali a se stesse. Se non fossero soggette a lenti o repentini – a seconda – cambiamenti. Il vecchio motto epicureo per cui “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“, ci sembra molto calzante, anche quando siamo qui a parlare di moda. La staticità no. Non ci è concessa. E non è concessa nemmeno a capi o ad accessori che negli anni riescono a cambiare, non solo nelle forme e nei colori, ma anche nell’uso. Così ci siamo ritrovate, ad esempio, a smettere di considerare le sneakers semplicemente un paio di scarpe sportive. Da usare in palestra, per fare jogging, per andare la domenica al parco o il weekend in campagna.

Ci siamo ritrovate a pensare che, le sneakers, possiamo indossarle anche la sera, magari abbinate ad un pigiama di seta dal taglio maschile, con un blazer morbido appoggiato sulle spalle, in queste sere di autunno che autunno non è. Ci siamo ritrovate a pensare che, le sneakers, possiamo indossarle anche con un tailleur sartoriale dal taglio maschile.

pantaloni di seta leopardata dentro cui infilare una basica T-shirt nera. Ci siamo ritrovate a pensare che possiamo indossarle la sera e la mattina. Che quelle etichette a poco servono, quando c’è buon gusto e sesto senso. Ci siamo ritrovate a pensare che per fortuna le cose cambiano. Così abbiamo una scusa per scendere dai tacchi ed essere comunque fighissime.

Per questo le amiamo così tanto. Le amiamo in tela, come le Converse di Kurt Cobain e le Superga al mare di Tommaso Paradiso (che vanno bene anche in autunno a Milano). Le amiamo in pelle bianca super minimali. Le amiamo cariche di ornamenti, come fossero un quadro barocco. Le amiamo super chunky con la suola XXL, come le tendenze di quest’autunno ci suggeriscono e come Fila insegna.

Le amiamo anche ugly, ibride e sperimentali, figlie degli Anni ’80, quando ancora si chiamavano scarpe da ginnastica – per ogni delucidazione leggere alla voce Balenciaga TripleS e Gucci. E le amiamo soprattutto perché è bello pensare che anche chi sembrava inscatolato dentro ad una definizione può diventare altro.

 

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