Animalier, il mainstream che ci piace

L’animalier quest’autunno è come la cavigliera di conchiglie quest’estate. Inflazionato. Mainstream. Usato. Abusato. Senza considerare la difficoltà di parlarne senza cadere nella trappola della banalità. Senza pescare dentro al cilindro quegli sciocchi discorsi sulla giungla metropolitana, sul tirare-fuori-la-tigre-che-si-agita-dentro-noi (groarrr), sulla trasgressione e la volgarità tout-court, sull’animalier che trend non è, sui nuovi classici e sui massimi sistemi della moda. Che noia.

Quindi no? Non ce la mettiamo la giacca leopardata? Non ce la mettiamo, perché ce l’hanno tutti? Perché Zara ha stampato macchie di leopardo, pelli di pitone e strisce di zebra pure sulle mutande di nonna Abelarda? Certo che sì. Certo che ce lo mettiamo l’animalier. E smettiamola di fare le donne controcorrente che non siamo, le anticonformiste ad ogni costo. Anche perché non ci crede nessuno. Anche perché chi vuole andare a tutti i costi controcorrente è ancora più conformista di chi invece segue la corrente. Anche perché l’animalier ci piace e ci diverte. Perché riuscire ad abbinarlo senza sembrare zia Assunta è sfidante. Perché ci fa sperimentare abbinamenti più arditi. Perché mette in moto il nostro sesto senso per lo stile e per la moda.

E poi perché se Christian Dior decise di avvolgere le sue modelle in cappe di chiffon maculato (fu il primo, nel 1947), chi siamo noi per dire di no? E poi se lo hanno indossato meravigliosamente Sophia Loren, Brigitte Bardot, Monica Vitti, Ursula Andress, Jackie Kennedy, Ava Gardner, Jane Russel e pure l’algida Grace Kelly, chi siamo noi per dire di no al Leopardato?

E chi siamo noi, allora, per non buttare nel nostro armadio due pantaloni maculati, un paio di stivali pitonati, una giacca leopardata e un abito lungo zebrato? Nessuno. Impariamo piuttosto. Impariamo come si fa dalle grandi dive del passato. Impariamo che non c’è nulla di volgare in un capo o in un accessorio. Che la volgarità rimane una mera attitudine personale, come l’innato senso dell’eleganza. Quello che non si acquisisce per intenderci. 

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