And it’s not my imagination.

Ci pensavo ieri sera dopo la notizia della morte di Dolores O’Riordan. Ci pensavo ieri sera tornado a casa – pioggia sul vetro del taxi – dopo una cena allo stesso tavolo con Eros Ramazzotti. Al rapporto tra noi ragazzi degli anni Ottanta e la musica. Al tempo. Alle cose che cambiano.
 
Ho trentatre anni #quasitrentaquattro e questo fa di me a pieno titolo una ragazza degli anni Ottanta. Una protagonista del tempo nemmeno troppo lontano delle cassette – del nastro che riavvolgevi con la matita incastrata quando si srotolava.
Avevo un Barbour verde, un’Invicta fiorata che mia madre odiava e un walkman nero con un piccolo microfono incorporato – così mi capitava di comprare delle cassette vuote alla Standa e di registrarci su pezzi di canzone rubati qua e la dalla radio o dalla televisione. E quelle cassette senza una logica e senza un inizio e senza una fine e senza la velleità di essere definite playlist erano le mie preferite. Quelle che racchiudevano la mia musica.
Avevo tredici anni, il poster dei TakeThat in camera, un appuntamento fisso che si chiamava MTV e la Smemoranda. Ascoltavo The Cranberris, Eros per l’appunto, Ligabue, le Destiny’s Child senza conoscere Beyonce. Erano gli anni di Britney Spears con la gonna a pieghe blu e i codini. Di One degli U2 che ho amato ancora prima di sapere che sarebbe diventata un pezzo di storia. Dei Savage Garden. Del testo di Wannabe delle Spice tagliato con le forbici da TVSorrisiECanzoni della nonna.
Avevo il GameBoy con Tetris e Supermario, i libri foderati con la plastica altrimenti si rovinano, la Kodak usa e getta per andare in gita e attendevo con ansia Festivalbar. La compilation rossa e anche quella blu. Mangiavo la coppa del nonno, mi innamoravo di Ricky Martin, guardavo Beverly Hills – un po meno Melrose Place – e ogni tanto rubavo a papà la cassetta con la copertina rosa su cui aveva scritto a penna – Battisti/LucioDalla. Le stesse parole che ora danno il nome a una delle mie playlist su Spotify.
 
Ho trentatre anni #quasitrentaquattro e mi ricordo la musica quando ancora non c’erano i cd. Napster. Gli Ipod. Quando ascoltarla era un po’ meno facile. Un po’ meno veloce. Forse a volte un po’ più bello.
And it’s not my imagination. Non solo almeno. 

3 Comments

  1. Lisa

    Che meraviglia! Io sono arrivata un pochino dopo -inizio anni Novanta- ma ho avuto modo di assaporare anche se per poco questa magia della musica vera, su cassetta. Poco dopo, con i CD, era comunque diverso. Ricordo quando da bambina ansavo al mare insieme ai nonni: alla partenza c’eravamo io, la valigia e una borsa immensa con dentro, oltre ad una cospicua scorta di caramelle per il viaggio, una custodia talmente piena di CD da faticare a chiudersi, le pile stilo di scorta e il mio mitico lettore cd azzurro con gli adesivi appiccicati sopra.

    Che nostalgia cara Alessandra!

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