DI METROPOLITANE. DI STRADE. DI CERTEZZE (POCHE)

sono qui, in un vagone della metropolitana di Londra circondata da frammenti variegati di umanità privi di alcun legame l’uno con l’altro, scollegati tra loro se si esclude la condivisione di questa piccola porzione di spazio. Per di più momentanea. Per di più intrisa di quell’inconfondibile odore di ferro che in qualunque parte del mondo ti riconduce tra le fondamenta di una città. Sono qui insieme a un paio di indiani. c01a47fe61af6568a86f99ff7dbb1849A un gruppo di giovani studenti inglesi, con l’acne sulla pelle e un accenno disordinato di barba su quelle facce ancora in divenire. Di una ragazza sola con il capo chino sullo schermo del suo iPhone 6. Sono qui con un distinto signore in abito scuro che legge uno di quei libri dalla copertina rigida sfogliandone con cura le pagine. Di mio fratello. Di una mamma con la figlia e i suoi leggins rosa con le stelline bianche su quelle gambine ancora così magre e mi piace pensare che siano tra i suoi preferiti nell’armadio. Sono qui. La voce dall’autoparlante ripete senza alcuna esitazione le prossime fermate – South Kensigton, Gloucester Road. Sono qui: ora i ragazzi sono scesi e hanno lasciato i loro posti a una famiglia di turisti spagnoli. A un ragazzo alto e biondo che varca la soglia della porta scorrevole trafelato con una quantità di buste di plastica tra le mani e un borsone in spalla e un bellissimo cane che serafico ed incurante di questo caos di anime si accuccia ai suoi piedi. Sono qui per trentasei ore. Certa che nulla è mai cambiato rimanendo immobili. Che il movimento generi a sua volta movimento a costo di svegliarsi alle 3:30 di una mattina di sabato per prendere il quinto volo della settimana per arrivare fino a qui a dividere una porzione di tempo e di spazio – entrambe infine – con questi frammenti variegati e disordinati di umanità con cui probabilmente non condividerò mai più altro. 5c649f0e0deb939497b09a2bee191958A sentire un biondino cantare, a mangiare un paio di hamburger cotti male, a incrociare luoghi e strade e non solo su GoogleMaps. Sono qui certa che mettermi in viaggio resta per me il solo modo che conosco per respirare a pieni polmoni. Per caricare gambe e cuore e testa. Per poter la sera avere come ultimo pensiero – sei su una strada che non conosci, ma è quella strada giusta Alessandra.

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