SHALL WE DANCE?

Ho sempre trovato liberatorio ballare.
Non so se sono brava a farlo.
Se aveva ragione mia nonna quando piccolina mi vedeva farlo nel salone della villa al mare e mi diceva che avevo il senso del ritmo. Se aveva ragione la mia insegnante di danza che mi cazziava a suon di bacchettate perché la pancia non era sufficientemente in dentro e il culo mai sufficientemente fuori. Se aveva ragione qualcuno di più saggio di me che non ricordo chi fosse che diceva – #sticazzi di come lo fai ciò che conta è che tu lo faccia.
Ho sempre trovato liberatorio ballare. Tiziano Ferro (anche la Pausini a volte e poco importa che il mondo sia pieno di radical musicali che ascoltano solo sassofonisti ungheresi), Beyonce, i balli di gruppo degni del trenino delle due meno dieci a Capodanno, qualche neomelodico napoletano (con la Francesca avevamo un intero cd dedicato alla categoria per i viaggi in macchina verso Capri), la hit pop del momento che mi confondo sempre tra Rihanna e Ariana Grande, e non so come facciate voi altre a ricordarvi anche le parole delle canzoni, all’occorrenza anche Chopin che è uno dei miei preferiti.

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Non so se sono brava a farlo. Ma so per certo che quando sono giù, quando ho bisogno di energia, quando voglio scacciare i brutti pensieri, quando voglio staccare e non solo i piedi da terra, quando sono triste, quando fuori piove come in questi giorni di maggio in cui non ho idea di quali scarpe mettere, quando preferisco non pensare perché se lo faccio è peggio, quando voglio scaricare i nervi – io ballo.
E poco importa che lo faccia da sola. Nella doccia. Al semaforo. Tra il letto e il divano che a casa mia sono quasi la stessa cosa. Senza Richard Gere – perché chi lo dice che bisogna essere in due per ballare. A piedi nudi, con le punte, le scarpette di cristallo senza Compeed o le supera rovinate dal tempo. Ciò che conta – credo – sia avere il cuore più che il fiato per farlo.

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Io a ottantadue anni al semaforo di Via Panama così, mentre vado dal dentista.

One Comment

  1. Eli

    La danza è poesia in movimento. Le punte ti cambiano la vita. Il ballo libera mente e corpo. Sempre, comunque e dovunque. Anch’io vorrei essere come la signora dell’ultima foto, che ha fatto realmente la ballerina tutta la vita.

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