NEW YORK E IL SILENZIO CHE SI DEVE ALL’AMORE

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Raccontare New York, per me è un po’ come raccontare l’amore: difficile oltre che ambizioso. Assolutamente al di là delle mie possibilità e forse anche della mia volontà perché credo che ci siano delle cose – come l’amore e come New York – che debbano essere lasciate in pace. Che non possano essere viste se non con i propri occhi e non possano essere comprese se non con il proprio cuore. Ci sono cose per cui l’unica cosa che puoi fare è affidarle al silenzio per non consentire alle parole, tutte – anche a quelle scelte con maggiore cura – di rovinarle.
L’amore e New York meritano questo reverenziale silenzio.
Lo stesso dell’altra sera con l’aria gelida che batte sulla finestra e me stesa a letto con la felpa grigia lunga sulle maniche – luci spente per vedere meglio cosa succede lì fuori tra le intercapedini luminose di un palazzo da settanta piani davanti a me – da quella porzione di vetro mai come in quel momento affacciata sul mondo.
Lo stesso silenzio della neve che mi ha sorpreso domenica pomeriggio mentre aspettavo da Billy’s il mio cheesburger e che mi ha accompagnato per trentadue blocchi percorsi a piedi, naso all’insù sperando che reggesse perché New York con la neve, se possibile, è ancora più bella.
Lo stesso silenzio che avvolge – la casa di tutte le storie d’amore – la Public Library che è stata anche questa volta come sempre il primo e l’ultimo luogo di New York che ho salutato e lo so che ci sono posti più belli, ma alla fine ognuno sceglie i propri.
Lo stesso silenzio del tragitto in taxi verso l’aeroporto perché bisogna sempre lasciarlo un motivo per tornare e io ne ho disseminati tanti qua e là, nascosti come fossero biglietti nelle tasche di una giacca che non indossi più.

Quel silenzio che a volte è la dichiarazione d’amore più bella che tu possa fare.

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E se capitate da quelle parti.
E se prenotate un biglietto per volare lì (p​er le #KLMDreamOffers vedete qui)​.
E se volete provare a trovare uno di quei biglietti che ho lasciato ecco una serie di posti, di angoli, di emozioni in cui potete cercare.
In silenzio.

Minetta Tavern
Alessandra me l’aveva detto che sarebbe stato il miglior hamburger della città. E io ho voluto provare. Così l’altra sera, con indosso un vestito vintage a fiori nero e rosso, seduta su una panca di legno con la pelliccia poggiata sulle spalle e un bicchiere di Cabernet Sauvignon in mano, ho ordinato il Black Label Burger.
Alessandra aveva, semplicemente, ragione.

Sleep No More
Immaginate un vecchio hotel nel cuore di Chelsea a pochi passi dal MeatPacking. Di arrivare lì alle dieci di sera. Di indossare una maschera, bianca che sembra uscita da un film di Kubrick. Di dover rimanere in silenzio qualunque cosa accada. Di seguire la luce prima, le emozioni poi e gli attori di una compagnia teatrale surreale infine. Avrete davanti a voi un odegli spettacoli più suggestivi a cui potrete mai assistere nella vostra vita.

Indochine
Prenotate. E fatelo. Anche con giorni di anticipo. Perché New York è anche o forse soprattutto glamour: quello che trasuda dal tavolo accanto con Diana Von Furstemberg, la voce di Jordan Rakei – I​don’t want to seem alright/I don’t want to see no more/Alright -​nell’aria e un delizioso piatto di ravioli al vapore accompagnato da un bicchiere di champagne. Quando fuori è già notte.

Anthropologie
Per le tazze. Per le lenzuola. Per i cuscini per il divano del soggiorno. Per le candele. Per i tovaglioli. Per le federe. Per gli asciugamani grandi e anche per quelli piccoli. Per le posate. Per i pomelli. E per i piatti – tutto.

Central Park
Entrate dalla 59sima e passeggiate in direzione lago. Lungo la strada sedetevi su una panchina. Prendete un hot-dog (il mio indianino di fiducia è all’altezza della 72), sdraiatevi sull’erba. Guardate i newyorkesi correre con nonchalance nonostante il gelo. E all’altezza della 82sima deviate verso il Met. L’UpperEastSide. E i suoi bulding che sembrano usciti da una di quelle serie TV in cui abbiamo perso il tempo e il cuore.

Il Moma
Sempre e comunque perché bisogna vedere. Leggere. Guardare. Toccare. Chiedere. Provare. E poi c’era Jackson Pollock: da non perdere.

Gitane
Il cous-cous come se foste a Marrakech. Una tazza di thè tra le mani, che fuori ci sono meno quattro gradi e bisoga riprendere fiato. Il vociare dei ragazzi del tavolo accanto che anche guardandoli attentamente non sapresti immaginare da dove arrivino e dove vadano. Tra il Village e Nolita, in quel pezzo di Manhattan che se potessi scegliere sarebbe il mio pezzo di New York.

BodegaNegra
Margarita. Guacamole. E i tacos con il pescado alla griglia: alla fine Tulum con il suo mare e il suo cielo e l’energia di Frida non è poi così lontana.

Public Library
Portatevi un libro – sto rileggendo Harry Potter come una ragazzina di dodici anni o poco più – e sedetevi lì. Senza fretta alcuna: lasciate che la vita scorra per una piccola frazione di tempo anche senza di voi.

Il quinto piano di Barney’s, quello con il salottino privato per provare le Manolo Blahnik. Quello con l’intera collezione di JBrand che a provarli tutti ci si perde un paio d’ore. Quello con un paio di stivaletti di Isabel Marant di cui mi sono innamorata. Quello con Alice+Olivia e le loro meravigliose gonne overdressed, che quest’estate ho quattro matrimoni – non miei, eh – e qualcosa dovrò pur indossare. Quello in cui è bello vedere e sognare una cabina armadio che possa contenere tutte le scarpe che vorremmo avere. E tutte le notti in cui potremmo indossarle.

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Della serie: ancora non avete prenotato? Le offerte K​LM Royal Dutch Airlines​dream offers sono valide fino al 2 di febbraio…e io ho già prenotato  la mia prossima meta. 

9 Comments

  1. erika

    Ti ringrazio per avermi fatto sognare in questo venerdì sonnacchioso… io Ny non l’ho amata, come dice qualcuno l’ho bramata ed è ancora poco! Spero di rivederla in autunno o semplicemente presto. Manca.

  2. Monica I Viaggi di Monique

    Posso solo dire Wow, magari sottovoce senza irrompere in questo silenzio di cui parli nel post.Già ho voglia di rivederla New York, dopo queste parole ancora di più.
    Li la prima volta mi sono innamorata, follemente, di lui (che ha realizzato per me un grande sogno) e di lei, questa città che in fondo è proprio come sognavo da tempo.
    Buoni Viaggi e grazie per l’emozione della neve.

  3. Vittoria

    Io a New York ci sono stata quelli che ormai sono dieci anni fa. Ero piccoletta ma quel posto mi ha affascinato ugualmente. Mi ricordo che era tutto enorme, di un sacco di suoni, di gente che corre, a lavoro o nel parco. Mi ricordo dei ristoranti stranieri in cui ho mangiato (il mio primo giapponese circondata da pareti bordeaux e questo pesce crudo meraviglioso nel piatto, il cinese a chinatown, il pakistano e gli hot dog per merenda) e della metropolitana che con due dollari potevi viaggiare nel sottosuolo per una giornata intera. Me la ricordo bella. E mi piacerebbe tornarci quanto prima perché ne ho vista solo una piccolissima parte. E New York si merita di essere scoperta di più.
    Un bacio

    Vittoria from 5 IN THE MORNING
    http://vittoriafiveinthemorning.blogspot.it/

  4. antonella

    …dopo queste tue righe, è difficile riuscire a rimanere ferme sedute alla scrivania dell’ufficio e per di più anche concentrate sul lavoro..

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