DUEMILASEDICI

Non prometterò a me stessa di bere due litri di acqua al giorno, di mangiare più verdure e di andare a letto presto. Di stirare le lenzuola anche quelle con gli angoli, di dire meno parolacce, di ridurre la caffeina nella mia vita e di compilare improbabili liste della spesa rigorosamente bio da non dimenticare sul tavolo. Non giurerò davanti ad un foglio di carta di tenere in ordine l’armadio – e la scarpiera – di migliorare il mio inglese, di smetterla di fare shopping compulsivo in un annoiato pomeriggio di pioggia d’inverno, di perdere la testa e di girare con la macchina perennemente in riserva. Di imparare a cucinare, di fare le scale e non prendere l’ascensore, di non ridurmi a giugno inoltrato per farmi i fanghi GUAM tre volte al giorno per recuperare il tempo perso – come se poi si potesse davvero recuperare – di guardare i film in lingua originale e di usare la protezione sul viso anche in inverno.
5d4c094edbcb3976dc8b6e544a5a4e87Se è vero che con gli anni si migliora o perlomeno si impara qualcosa, se è vero che i bilanci così come i propositi non servano a nulla se non a farti rimpiangere il tempo perso per farli, se è vero che con il tempo si capisce cosa ci piace e cosa invece non ci garba allora io non farò nessun proposito. Appunterò qua e là cose che mi piacerebbe fare. Canzoni che vorrei non dimenticare. Luoghi che un giorno non importa di quale anno vorrei visitare. Le coordinate dei posti in cui vorrei tornare per riprendere qualcosa che mi appartiene. I piccoli traguardi di un giorno qualunque, quelli che quando li raggiungiamo non ci prestiamo nemmeno troppa attenzione – presi come siamo a chiedere a noi stessi cose che forse nemmeno vogliamo ma che per chissà quale strana ragione crediamo possano rappresentare la felicità o almeno un palliativo alla ricerca della stessa – e invece dovremmo. Fermarci, respirare e dirci – brava. Le piccole cose che abbiamo dimenticato di fare. Quelle che abbiamo preferito non dire e ci ritornano in mente parola-su-parola-virgole-e-silenzi-compresi. I film che non mi stanco mai di vedere e va bene così. I regali che devo ancora dare, quelli che voglio farmi, quelli che la vita ha fatto a me. I luoghi comuni che non mi interessa tradire perché ho altro da fare. Un milione e forse più di cose. Che nulla hanno a che vedere con i buoni propositi.

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Fare l’amore.

Andare a vedere il mare d’inverno. Imparare a memoria la mia P.IVA. E anche il mio numero di passaporto. Non addormentarmi durante la notte degli Oscar. Leggere Harry Potter. Fare surf con Roberta il lunedì mattina a Fregene a gennaio per il solo gusto di buttarmi in acqua. Smetterla di comprare vestiti in nylon e acrilico. Regalarmi un cuscino in seta. Passare cinque giorni in Bretagna a mangiare crostacei e a bere vino rosè e a leggere Jane Austen. Non esagerare con il trucco. Ricominciare a mangiare pane appena sfornato che tutto questo parlare di detox ci sta facendo dimenticare quanto sia sublime. Prenotare i biglietti per Londra per il concerto dei Coldplay. Lasciare a casa il telefono ogni tanto che non succede assolutamente nulla se ci sentiamo tra due ore. Smetterla di parcheggiare la macchina male e soprattutto di incolpare i vigili quando SignorPadre mi chiama per dirmi che è arrivata una multa. Non avere paura. Essere fedele al mio profumo. E poi tradirlo senza sentirmi in colpa e giuragli di nuovo amore eterno. Andare all’opera anche se di opera io non ci caspico nulla. NEW YORK. Il sushi del mercato del pesce di Tokyo la mattina alle cinque. In a manner of speaking dei Nouvelle Vague a palla. La biancheria intima di pizzo nera in una giornata qualunque. San Pietroburgo e il caviale mangiato con le dita. Bikram contro il malumore e anche contro la cervicale. Gli abbracci a sorella Bibi. Una telefonata alla nonna per parlare dell’ultimo film che ha visto e di quante brutte cose succedano nel mondo. E poi pensare che dovremmo fare tutti di più. Farlo. Smetterla di strapparmi i capelli bianchi. Non prendersi sul serio che qualcuno lo starà già facendo. Perdermi a Porta Portese cercando una consolle antica da mettere sotto la finestra difronte al letto. Dipingere e non con l’eyeliner sopra la palpebra. Gaia che non la vedo da troppo tempo. Un week-end a Torino. Tutti i bicchieri di vino rosso che berrò. Le scuse che devo ancora dire. La camicia di pizzo bianca che è stata un colpo di fulmine di quelli che sono ciò che di più simile all’amore eterno esiste in terra. Woody Allen anche quest’anno e sempre.  Venezia che mi manca soprattutto di notte. Il sabato sera a letto con una vecchia commedia in bianco e nero e il gelato alla straciatella di Ciampini. Chiamare regolarmente il commercialista. Marlon Brando che rimarrà ancora il mio grande amore.  Cercare di non dimenticare il caricabatterie dell’Iphone in ogni albergo in cui dormo. Non perdere l’ottavo paio di Wayfarer. Scrivere incessantemente anche solo con la mente. Continuare a fotografare i tramonti e poco importa che sono banali – io li trovo il più bel momento della giornata. Piangere di più e non solo davanti ad un film. Voglio leggere a voce alta e imparare una poesia d’amore a memoria. Dirty Dancing almeno tre volte e poi Pretty Woman, Nuovo Cinema Paradiso, Notting Hills e Love Actually quanto sarà di nuovo Natale. La vendemmia che mi riporta bambina. Un piccolo cuore da tatuarmi tra le dita. Lasciar andare le cose che non mi appartengono più. Continuare a credere che qualcosa di straordinario sia possibile e da qualche parte forse su un fuso a una manciata di ore da noi ci sta aspettando.

 

 

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6 Comments

  1. Flavia

    Condivido tutto. Incredibilmente. È letteralmente devo condividere tutto.
    Ogni parola e ogni singolo pensiero.
    Complimenti per la maestria con cui
    Riesci a metterlo nero su bianco.

    Fantastica come sempre,
    Non smettere di farlo.

    F.

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