ALTRE NOTIZIE. ALTRE COSE DA FARE. ALTRA ARIA DA RESPIRARE. ALTRO VINO

Lunedì. La voce di Frank Sinatra canta Strangers in the night e lo so che forse non è la canzone perfetta per questo istante ma la perfezione è un concetto relativo da cui sto imparando a prendere le distanze. Il libro su cui mi sono addormentata ieri è ancora lì al mio fianco tra le lenzuola stropicciate, un po’ stropicciato anche lui. Dora cerca di prendere un aereo per NY sfidando la neve con un paio di orrendi Ugg ai piedi per andare a sentire la voce del Boss. Francesca è in ospedale per una visita di controllo. Giulia in macchina diretta a lavoro. La prima tazza di caffè americano della giornata si sta raffreddando nella tazza alla mia destra. La mamma mi ricorda che mi vuole bene anche se non riesco a stare ferma nemmeno un minuto e nel profondo del mio cuore lo so che le piace così. E per rafforzare il concetto ci aggiunge un paio di emoticon che le garbano tanto. Scorro le notizie della giornata sullo schermo dell’Iphone. Le finestre spalancate per lasciare il giusto spazio all’aria –  fredda di fine gennaio ma per me l’aria – e per di più fredda – non è mai stata un problema al punto di averne bisogno anche in piena notte. Al punto da non riuscire a chiuderle mai quelle finestre. Il rumore dell’acqua che scende dalla doccia. Un paio di lavatrici e forse il frigorifero da riempire. Mail, whatsapp, mail e ancora whatsapp. I pensieri che prendono una forma: sembrano quasi farina e burro e uova e zucchero tra le mani che dopo un po’ di lavoro con le maniche rimboccate riesci a toccarli e a vederli lì davanti a te. Fare. Provare. Disfare. Una spremuta. La corsa per non arrivare tardi in palestra. E la corsa durante l’ora e mezza di allenamento. E la corsa per asciugarmi i capelli. Il pranzo che si sono fatte le quattro di pomeriggio. Un caffè senza zucchero. La radio a tutto volume e sticazzi che non sarà elegante cantare al semaforo ma a Sanremo manca poco e c’è un sole meraviglioso di quelli che sembrano volerti dire che da qualche parte è già primavera e di non avere paura perché la paura non serve quasi mai. Una lunga lista di cose da fare ma va bene così. Anzi benissimo. E poco importa che il frigo rimarrà vuoto. Che la giornata è troppo piena. Che devo ancora rispondere a una dozzina di mail. Che Dora arriverà al concerto sfatta e con gli Ugg fradici. Che Giulia troverà traffico. Che i capelli di Francesca ci metteranno un po’ a crescere. Il telefono squilla. Che mi attaccherò ai cereali in assenza di altri dolci certa che se gli uomini avessero la stessa capacità di insinuarsi ovunque dei Kellogg’ al cioccolato al latte saremmo tutte al termo matrimonio e al quarto figlio. Che un bicchiere di vino rosso è meglio di qualsiasi camomilla. Alla fine – a fine giornata – con le gambe stanche per la troppa palestra ma sopratutto per la troppa vita – ti accorgi che non è mai abbastanza. Strangers in the night. E allora prendi il libro e nonostante il sonno cerchi di ritagliartene ancora un po’ di vita prima di addormentarti con le pagine incastrate tra le lenzuola e le tue braccia. Aspettando che sia domani. Che ci siano altri whatsapp altre notizie altre corse altre cose da fare altra aria da respirare.

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