DEL TEMPO RITROVATO

Il mio lavoro mi lascia molto tempo libero.

O meglio a volte mi lascia molto tempo libero, altre volte mi fa solo sognare di poter fare una lavatrice a casa mia, davanti al mio armadio, stesa sul mio letto mentre guardo un film su Sky aspettando che lo smalto asciughi. O meglio a volte mi lascia molto tempo libero e quando lo fa, generalmente, gli altri lavorano, quelli con gli orari prestabiliti e i giorni prestabiliti e la sveglia prestabilita per intenderci, praticamente oltre tre quarti delle persone che conosco. E così se è vero che di necessità si fa virtù negli ultimi mesi – da quando ho rivoluzionato per l’ennesima volta la mia vita – mi sono più volte trovata  a riflettere sul significato di tempo libero (su quello perduto a quanto pare si era già disquisito abbastanza). Sul suo valore. Sulle sue infinite forme. E soprattutto su come occuparlo.

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Dormendo è sicuramente la risposta più facile. La più immediata. Quella che determina il mio essere una persona orrenda che se non ha un volo o un treno o un taxi-in-quattro-minuti-sotto-casa prima dell’alba può aprire gli occhi alle nove la mattina. E prepararsi la colazione in sedici fasi – dal taglio del limone alla stesura della marmellata di arance amare su fetta di pane lievemente dorata passando per la bollitura dell’acqua per il caffè americano.La risposta più immediata ma non di certo l’unica. E così in questi mesi dopo aver smaltito tutto il sonno arretrato e dopo aver riordinato tutti gli armadi e tutti i cassetti e dopo aver vinto la pigrizia anche nelle giornate di pioggia ho iniziato a prendere le distanze da certi schemi, da certe convinzioni che diventano abitudini. Dai ritmi che sono nella nostra mente più di quanto non siano sulle lancette del nostro orologio. Ho iniziato a scardinare la percezione del tempo che ho avuto per circa tre decenni. Ho iniziato ad allontanare da me l’idea dell’ “orario giusto”. Ho iniziato a fare liste. A segnare le cose che volevo fare ma che poi non facevo perché cerchiamo sempre qualcuno con cui farle e se non lo troviamo ci rinunciamo. E poco importa se a quelle cose noi ci teniamo. E ho iniziato a farle. Ad andare a vedere una mostra alle quattro di pomeriggio di martedì. A fare la turista nella mia amata Roma con tanto di Lonely comprata per l’occasione. A perdermi all’Ikea senza fretta alcuna fermandomi anche a mangiare un menù baby. A provare a fare gli hamburger di ceci seguendo la ricetta che ho letto su GnamBox. A passare un pomeriggio a leggere un romanzo. Ho iniziato ad andare al cinema da sola. A scrivere quando mi riusciva più facile farlo e poco importa se sono le undici e mezza di sera e a casa sembra mezzogiorno di fuoco. A lavorare quando devo, senza prestare attenzione al fatto che possa essere di domenica o il primo gennaio a quattrodici ore di volo da qui. Ho iniziato a programmare viaggi non puntando gli occhi solo sul week-end. A far la spesa come le sciure pariole alle undici di mattina e se credete che ci sia  casino di mercoledì post-ufficio è solo perché non avete visto di cosa sono capaci le signore dopo aver portato i bambini a scuola davanti al banco dell’ortofrutta. Ho iniziato a fare quello che volevo, quando volevo. E ho imparato che il tempo che abbiamo non è mai abbastanza eppure quando si presenta l’occasione viverlo nel senso più profondo e gratificante non è così facile. Che corriamo spesso perché non siamo più capaci di fare le cose in modo diverso sebbene a volte non vi sia alcuna fretta. Che occupiamo le giornate di cose da fare e posti in cui andare essendo diventati incapaci di fare altro, come ad esempio stendere le gambe sul divano e respirare a pieni polmoni pensando al prossimo obiettivo che vogliamo raggiungere. Che il vero lusso è avere spazi, morali e mentali, e una giusto dose di curiosità per colmarli.

 E che non ci sono orari giusti. Ma momenti perfetti, ed è quelli che dovremmo a cuore. Quelli che dovremmo avere la fretta di vivere.

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9 Comments

  1. Federica

    Questo post è arrivato al momento giusto. Il primo giorno dopo essermi licenziata. Quando pensi di aver fatto l’errore più grande della tua vita alla quale al momento non riesci a trovare un senso. È arrivato al momento giusto, per dirmi quello che mio marito mi ripete ormai da un mese: prenditi i tuoi tempi, i tuoi spazi, capisci dove vuoi andare e cosa vuoi fare. E mentre capisci tutto ció impara a stare bene con te stessa, riscopri passioni, inventa interessi. Detto da lui suonava terrificante. Detto da te incredibilmente affascinante. Grazie.

  2. lucia scionti

    Questo post è arrivato nel momento più giusto. Ognuno di noi può adattarlo con la sua situazione attuale (un pò come l’oroscopo!). Io, invece, a 30 anni, mi sono lasciata (lui continua a sostenere sia una “pausa”) con il mio fidanzato storico dopo 12 anni e un progetto di matrimonio che vedeva coinvolta solo la mia testa.
    Una vita vissuta con lui e per lui, che mi ha fatto fare delle scelte importanti come trasferirmi a 1200 km di casa . E anche a me, come a Federica, ripetono incessantemente di riprendermi i miei spazi. Non è facile, e a volte non si ha la voglia. In fondo, per comodità è molto più facile era quello che si era, e non dimostrarsi di poter essere altro.
    Spero di poter incamerare dentro di me queste parole (cosi come tante altre) dentro di me, per ricominciare a vivermi.
    Grazie Ale.

  3. antonella

    voglio trovarlo anch’io il coraggio di fare le cose da sola, bisogna pure iniziare con il primo passo, devo solo spostare un po’ della forza che so di avere, al posto di quell’insicurezza che mi prende spesso, subdola e maligna! e non vedo l’ora di tornare a Roma, a vagare nelle piazze in cerca di una little snob.

  4. Alice

    Bel post Ale, soprattutto, per me, che un po’ di tempo fa sono stata messa a Part Time!
    Ho ritrovato finalmente il piacere di leggere, di allenarmi, di passare del tempo con le persone che amo e si’, dopo anni, anche di scrivere!
    Evviva qualche ora libera, evviva la voglia di noi donne di occuparla con le nostre passioni, condividendole con gli altri oppure, benissimo, anche da sole!
    Alice
    http://www.mypunkbox.blogspot.it

  5. Manuela

    Questo post è bellissimo. Vorrei aver avuto la forza di applicarlo a me stessa quando sono stata licenziata. In certi giorni ci riuscivo ( orari cadenzati, mi sono iscritta in piscina, la mattina era dedicata alla ricerca di lavoro, cucinavo tanto, facevo lunghe passeggiate), in altri la pigrizia e la tristezza, l’invidia per la routine lavorativa degli altri, non mi faceva uscire nemmeno dal letto. Ora che ho ricominciato a lavorare full time, quando torno a casa e non ho la forza nemmeno di avviare la lavatrice, rimpiango di non aver sfruttato a pieno quel tempo X me. Ci proverò quando tra qualche mese lavorerò per un po part time, mi sei stata di grande ispirazione!

  6. carmen

    …giovane avvocato, che in uno studio di avvoltoi deve lavorare il doppio per emergere, moglie da due anni, e ciò significa anche essere psicologa, perché si sa i problemi dei mariti sono sempre i più gravi del mondo, amica, sorella, mamma da soli quattro mesi, di una bambina con due occhi grandi e profondi, e ancora un pò figlia…nonostante tutto cerco sempre di non dimenticare di essere una donna…e seppure a notte a fonda o all’alba dopo aver allattato provo a non rinunciare a quel tempo che permette di farti godere te stessa, di farti sentire donna…soprattutto dentro!

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