SOMETHING SPECIAL

Ieri sera sono andata a cinema – il primo cinema di stagione, con tanto di amica, pioggia torrenziale e manco l’ombra di un filo di trucco – a vedere Dove eravamo rimasti, quello con Meryl Streep per intenderci che per quanto mi riguarda potrebbe interpretare anche Vanna Marchi aggiudicandosi l’Oscar figurarsi se non può vestire i panni di simil pelle di una attempata aspirante rockstar al verde alla prese con i rimorsi per una vita familiare a dir poco disastrosa.

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Di per sé il film non è niente di che. Ma guardandolo, anche senza pretese, ho riflettuto su quanto siano belle le famiglie, quelle che non sapresti dire come alla fine ce la fanno. Quelle che si può essere in due o in diciotto, compresi gli amici dei figli e i loro figli ma il posto non manca mai. Le famiglie che sanno ritrovarsi. Aspettarsi se necessario perché i tempi a volte corrono in maniera diversa e non ne esiste uno più giusto dell’altro. Quelle che sanno rispettarsi. E perdonarsi. Le famiglie che puoi anche andare lontano ma le porti con te, ovunque. Quelle ingombranti. Incasinate. Quelle che nulla hanno a che fare con l’idea che tu avevi di famiglia, quell’idea che hai rincorso per anni senza sapere se fosse davvero la tua – di idea e di famiglia – o quella politicamente più corretta e che non teneva conto della cosa più importante: il cuore. Le famiglie con un sacco di bambini – anche quando piangono – con i nonni che sono stupendi – tutti, con le porte aperte, le tavole da cui non ci si alza mai, i letti sfatti e la voce sempre troppo alta. Le famiglie che lo si è anche in due quando si va nella stessa direzione, fosse anche quella di casa un martedì sera dopo essere usciti a comprare un gelato. Quelle che sanno di lasagna della domenica e anche di un toast bruciato perché non tutte le mamme sanno cucinare e va benissimo così. Le famiglie che non hanno paura di quello che sono. Che si mettono in discussione e che discutono per davvero perché “non è vero che andrà sempre tutto bene ma non siete obbligati a stare da soli”. Le famiglie che occupano spazio, che non fanno domande consapevoli che a volte bisogna solo rimanere in silenzio e lasciar correre. Che abbracciano, che parlano, che si addormentano sul divano. Quelle che ci provano: perché ci vuole impegno. Magia. Un pizzico di fortuna. Tanto coraggio. E fiducia, per esserlo davvero.

Alla mia famiglia. A tutte le famiglie. E a quelle che verranno.

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2 Comments

  1. Claudia

    A 20 anni pensi di potere, se non farne a meno, accantonarla sulla via della luminosa conquista della vita. Senza immaginare lontanamente che, invece, la famiglia corrisponde al tuo equilibrio, alle tue radici e in fin dei conti a quello che sei.

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