PUGLIA, MON AMOUR

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La pietra Leccese, fredda ed immobile, a tratti austera. I cuscini enormi sparigliati perché l’ordine non è mai appartenuto a un divano. Le lanterne comprate nel suk di Marrakech a ricordarti che il mondo è bello, è vario e c’è un po’ di luce in ogni luogo. Gli asciugamani di lino grezzo quasi croccanti. Le tende bianche lasciate libere di sventolare assecondando il vento che decide da che parte andrà il mare. Il ferro battuto, qua e là. Una pirofila piena di fichi d’India. E ancora le porcellane di Grottaglie. Le pigne che si dice che portino fortuna e allora per essere proprio sicuri noi le mettiamo anche agli angoli dei balconi. Il bucato dimenticato ad asciugare sui fili di ferro.

Io me lo immagino così il mio luogo del cuore. Una masseria alle porte di Lecce, in quell’angolo di terra in cui sono nata non troppo lontano dal mare, che sa profumare di vino e di pane caldo e di salsedine e di latte di mandorla nel caffè e di pasticciotto e di lavanda e rosmarino e di tavole imbandite perché da noi la tavola è una cosa seria e di vento e di afa. Capace di essere casa anche per chi ci approda per la prima volta, perché forse è questa la sua magia. Non essere troppo lontana per nessun viaggiatore e per nessun marinaio.

E così quando Dalani mi ha chiesto dove volessi andare non ho esitato un solo momento a rispondergli “A casa, se potete portatemi a casa”

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