#WERUNMILANO, COME QUANDO TU CORRI

È stata caldissima, come correre a fine luglio nell’entroterra pugliese – quello lontano dal mare e dal vento.  Appiccicosa e sudata. Affollata, come quasi dieci mila donne possono essere: di gambe, di obiettivi, di desideri, di motivazioni – quelle che porti dentro di te e quelle che all’ottavo chilometro cominci a condividere con le ragazze che ti sono accanto. E poco importa che non le conosci.

Anzi, lo sport – quello vero – e’ prima di tutto partecipazione, fisica e morale. È sapere che in due può essere più facile. È superamento dei propri limiti, di quelli mentali. Di quelle stesse barriere che prendono forma ogni volta che pensi di non potercela fare.
È fatica. Sono le pacche sulla spalla date quando qualcuna davanti a te si ferma e tu rallenti il passo perché è bello sapere che qualcuno ti aspetta. Sono i miei primi dieci chilometri senza una sola canzone: silenziosi. Sono gli abbracci fradici. E’ Milano e alla fine non importa del tempo, del caldo, dell’afa, dell’acqua che avremmo desiderato solo cubetti di ghiaccio li’ dove una donna non dovrebbe mai avere dei cubetti di ghiaccio. Non importa delle ginocchia, del volo alle sette di mattina del giorno dopo, dei capelli, del venerdì sera, del color salmone della tee.

Ciò che conta è avercela fatta.
Brave, tutte!

(E come ogni anno non nominerò nessuno per non dimenticare qualcuno ma alle persone che ci sono dietro e al loro lavoro e al loro entusiasmo che non sapresti dire dove finisce uno e dove inizia l’altro, grazie perché loro lo sanno che quelle come me e come noi sono nate per correre)

 

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