DELLE PARTENZE, DEI RITORNI E DELLE FERMATE

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Mi fermerò anche io.
Non del tutto perché alla mia natura non è dato farlo: immobile in un luogo e in uno stato d’animo io non ci so stare. Ma mi fermerò quel tanto che basta a riprendere fiato e forse anche qualche minuto in più. Smetterò di disfare valigie, fare bucati e ripiegare il tutto. Di pensare alla meta che verrà mentre il taxi percorre la strada che separa l’aeroporto da quella che chiamo casa. Smetterò di correre: rallenterò il passo e il battito del cuore per respirare lentamente. Di sgranare gli occhi davanti a tutto ciò che non conosco. Smetterò di non sentirmi sola in mezzo all’umanità e di conoscere la mancanza di spazio e di tempo che ti assale in certe stanze d’albergo. Lo farò quando avrò un motivo per restare, uno di quelli in grado di farti piantare i piedi in terra e regalarti il cielo in una stanza. Uno di quelli capaci di non farti sentire il vuoto dato dall’assenza di questa meraviglia chiamata mondo che a me non stanca mai. E di regalartene un po’ del suo, di universo. Un motivo – che sia amore o destino, che spesso sono la stessa cosa – che sappia farmi cambiare idea, spalancarmi gli occhi e la mente anche su un divano in una notte di maggio con una birra in mano, che mi faccia ballare e vibrare, senza bisogno di muovere le gambe. Un motivo – che sia una vita o un secondo – che comprenda, condivida, ami e sappia lasciar andare, a volte consapevole che tanto – già lo sapevi che tornavo da te. Mi fermerò anche io prima o poi.

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Per ripartire in due.
(Muovetevi, girovagate, perdetevi, tornate, ripartite, condividete la bellezza, stancatevi per la vostra stessa curiosità che essere curiosi e’ un talento e il talento e’ fatica, provate, assaggiate, innamoratevi della libertà – quella di testa non di cuore. Fatelo da soli. Con i vostri genitori. Con un fidanzato, un marito, un amico o un amante: o se siete fortunati con qualcuno che sia tutto ciò. Fatelo con i figli perché il viaggio è educazione. Per andare a trenta chilometri da casa o per attraversare stati cieli e mari.
Ma muovete quel culo. E io prometto di fermarmi)

A mia madre. E a chi pensa che non possa avere anche io tra i miei sogni l’ambizione di un mondo in miniatura. Che a comprare un biglietto andata/ritorno ci vuole davvero poco.

 

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