DON’T FORGET TO FLY

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Jersey Girl nelle orecchie.
Il volo sorvola Toronto. E’ notte fuori dal finestrino ma non saprei dire precisamente che ore sono sballottolata tra un parallelo e l’altro, in quel limbo di cielo in cui il tempo segue un percorso tutto suo, privo di regole o almeno privo di quelle regole che a me è dato conoscere. Lì dove insegui il giorno e poi la notte senza sapere bene quando è il momento giusto per mangiare e così nell’indecisione chiedi all’hostess un caffè, senza latte e senza zucchero. Lì dove ti è data la possibilità anche di sfidare il vento. Di invertire il senso della terra e forse per una frazione di tempo anche della vita. In quella porzione di spazio dove ti sembra che lo scorrere dei minuti sia dilatato prima di accorgerti che in realtà – è troppo presto o forse troppo tardi.
Jersey Girl. E la chiara percezione di quanto grande e quanto intenso e quanto vero possa essere questo mondo. Di quanto faticosa possa essere – a volte – la felicità. Faticosa e bella. Bellissima, anzi. Di quanto conti la curiosità di mente e di cuore. Di quanto in tutto questo girovagare percepisca chiara la mancanza. Della mia casa. Della mia famiglia. Di un amore. Perché la natura e la libertà riescono a ridimensionare tutto – tranne l’amore che da qui su con Jersey Girl nelle orecchie e il bicchierino di carta con un fondo di caffè poggiato alla mia destra e le gambe incastrate tra il sedile e i piedi di Chiara sembra ancora più necessario. Ancora più. E allora ti verrebbe voglia – una irrefrenabile voglia – di fermarlo quel tempo di fregartene dell’ordine del giorno e della notte se poi è così è facile sovvertirlo quell’ordine stesso. E allora ti verrebbe voglia che fosse di nuovo ieri e già domani e poi andare avanti sapendo che se vuoi puoi tornare indietro, che in fondo è facile farlo su un volo che sorvola Toronto e poi Boston e poi Montreal e poi l’Oceano fino a casa. E allora ti verrebbe voglia di ordinare una birra ghiacciata e di chiedere all’hostess se è possibile avere un croissant o almeno una monoporzione di Nutella in cu intingere il dito. E allora ti verrebbe voglia di sbagliare ancora e di nuovo e di ascoltare Jersey Girl mentre lo fai. Di tornare indietro perché hai dimenticato di dire una cosa e poi di andare avanti perché di cose da fare – e di voli da prendere sui cui perdere la cognizione del tempo – ne hai ancora molti. E allora ti verrebbe voglia di restare e partire. Di baciare. Forse anche di dormire ma lo sai che a quel punto tutto passerebbe. Cambierebbe. Il tempo di uno sbadiglio, gli occhi che si chiudono. Toronto. Boston. Montreal e forse anche l’Oceano, fino a casa. E allora resti.

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Ordini un altro caffè.
E aspetti che il tempo torni al suo posto. Quello in cui non è troppo presto e nemmeno troppo tardi, mai. Quello in cui forse dovremmo solo rimanere in silenzio. Avere meno paura. Bere quella birra. E vedere che succede. Perché succede.

Ed è di nuovo giorno. Ed è già notte.
(Ben tornata a casa, Alessandra. )

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