CHE SIA DI BURRO E DI SOGNO (QUESTA VITA)

Mani4

Non so cucinare.

O forse non c’ho mai provato seriamente. O non ho la pazienza necessaria per farlo, almeno non ora. Perché la pazienza è un dono ma anche una di quelle cose che la vita e il tempo – insieme – ti insegnano. E poi il frigo deserto non mi incoraggia nemmeno a provarci più di tanto. Non so cucinare ma adoro toccare il cibo. Sentirlo sotto le dita. Sulla pelle. Mangiare con le mani, anche (e a letto ma questa è un’altra storia: una di quelle che non mi farà mai trovare marito, lo so). La consistenza, la sua materia, la sua sostanza. La necessità e la voglia di scrivere e pensare – che a volte per quanto mi riguarda sono la stessa cosa – e discettare sul potere delle mani di quel sentire tra le dita il mondo nasce lì, da un paio di uova e burro e farina accasciate su un piano della mia cucina in una domenica di inizio novembre. E la voglia di sporcarsele quelle stesse mani con quella farina e con qualcosa di più ingombrante come i sogni e i desiderata che puoi anche soffiarci su con tutto il fiato che hai nell’anima ma non volano via trova la sua ragion d’essere in quel bisogno quasi infantile di spingere e sfiorare e palpare e premere e sentire. E maneggiare e carezzare e colpire e mescolare. E toccare – ancora –  fino a poter chiudere gli occhi e sentirla. Quella consistenza, quella materia e quella sostanza.
Che sia dei sogni o di una crostata mal riuscita nel forno.  Che sia burro o vita.
Mani5

 

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