MALEDETTA PRIMAVERA

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Meno centoquarantaquattro ore ai trenta.

Della serie: tra meno di una settimana sarà tutto finito. I festeggiamenti degni dei Ludi romani e di un ego come il mio, l’euforia da “Buon compleanno bambina” e i postumi della sbronza. Probabilmente sabato notte sulla strada di casa sfinita dall’ultima “Maledetta primavera” e ubriaca di adrenalina e tequila proverò a mettere a fuoco il tutto. Notti e giorni trascorsi, fino ad oggi. Gli obiettivi raggiunti e quelli che credevo fossero tali, quando pensavo a questo ventiquattro maggio come a qualcosa di lontano che avrebbe coinciso in qualche maniera con una qualunque forma di maturità e di stabilità. Di sicurezza per usare una parola tanto cara a uno qualunque dei nostri genitori.
Ma più probabilmente – per come ho imparato a conoscermi in questi trent’anni – me ne fottero’. Perché va bene così, anzi di più. Perché i bilanci li trovo perdenti, in partenza, già solo per il tempo che uno spreca a farli. Perché potrei essere da qualche altra parte ma avrei anche potuto non essere qui ed essere ciò che sono. Perché e’ così che funziona per me e nemmeno troppo in fondo mi piace. Perché avrei potuto risparmiarmi un sacco di cose e avrei potuto risparmiarle anche a qualcuno di voi ma non avrei imparato a navigare a vista con una tale maestria e leggerezza d’animo, seguendo il vento e null’altro. Perché sono un’inquieta e tale resterò anche quando di anni ne farò sessanta e credo – probabilmente sbagliando – che sia la mia bellezza. Quella capacità di cambiare, ogni giorno, rimanendo in qualche modo fedele a me stessa. Perché cerco punti fermi, ma a modo mio. Perché credo nel destino. Perché voglio dubbi, brillanti e travolgenti ed insoliti e precari e teatrali, ma dubbi. Perché ho molti di voi accanto che sono giorni che già avete iniziato ad abbracciarmi. Perché preferisco non pensarci.

E così molto più probabilmente distenderò le gambe sul sedile di dietro della macchina. Stanca. Abbasserò il finestrino per prendere un po’ d’aria in faccia. E stonare un’ultima volta – felice – “Che importa se/per innamorarsi basta un’ora/che fretta c’era/maledetta primavera/lo sappiamo io e te “

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2 Comments

  1. Vittoria

    Io di anni ne ho compiuti 21, un mese fa domani. E nonostante ogni tanto mi prenda la paura di andare avanti senza sapere dove andrò a finire, io questa vita ho deciso di vivermela e di godermela a pieno. Perché dicono che sia una sola e in fondo, con tutti i suoi problemi, comunque mi piace così.
    Quindi con tutta la gioia di vivere possibile, non ti faccio gli auguri di buon compleanno (dicono porti sfiga), ma ti auguro di continuare a vivere la tua vita esattamente come l’hai vissuta fino ad ora: pazienza se la domenica mattina avrai i postumi della sbornia. Meglio sbronzi che noiosi, cazzo.
    Un bacio

    Vittoria from 5 IN THE MORNING
    http://vittoriafiveinthemorning.blogspot.it/

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