DOPO: GLI AUGURI, I BACI E GLI ABBRACCI

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E poi torni a casa.
Ti togli le scarpe consapevole che i tacchi alla sesta ora e alla quinta birra solo se sei Kim Kardashian con il botulino tra un alluce e l’altro. Spalanchi la finestra lasciando che la luce delle sei di pomeriggio inondi lo spazio nel quale ti muovi. Ti spogli di quel vestito bianco e lungo a cui nonostante ciò che i più possano pensare preferisci di gran lunga la tua maglietta grigia del cuore. Con il mascara abbondante ancora lì dove l’avevi steso qualche ora prima a caricarti lo sguardo. E inizi a respirare. Lentamente. Dopo gli auguri e i baci e gli abbracci che “la tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sinceroguadagniamo un giorno di vita”. Dopo i fiori della mamma e quelli del papà. Dopo la carta dei regali strappata e arrotolata e buttata a terra come quando di anni ne avevo otto. Dopo i messaggi alle zero-zero:zero-zero che potranno passare i secoli ma lo so che ci sei. Dopo la torta e le candeline che a me quelle con il numero non sono mai piaciute perché i miei anni voglio vederli lì, sulla mia cheescake preferita fino a far fatica a spegnerle tutte insieme. Dopo il brindisi di mezzanotte e le polaroid di mezzogiorno e dopo che ho un intero albero di limoni sul balcone di casa. Dopo le amiche di sempre che abbiamo raggiunto anche questo traguardo insieme e quelle che mi hanno sorpreso regalandomi il loro tempo che tra tutte le cose è il regalo più prezioso che si possa fare a qualcuno. Dopo mio fratello che io vorrei potervi dire che è uno scherzo ma mi ha regalato un motorino: bianco e delle Poste Italiane. Dopo tutti i pezzi di cuore e di famiglia disseminati qua e là sabato tra i palloncini rosa e quelli bianchi. Dopo “Born to run” e “Buon compleanno, bambina”.  Dopo le parole che in molti mi hanno detto o scritto o sussurrato o letto o twittato o chattato o suonato o cantato che sto rileggendo e riascoltando perché meritano attenzione e una mente sobria. Dopo il vino rosso e il vino bianco. La coroncina di rose. Dopo chi c’era chi avrebbe voluto esserci ma in fondo è come se ci fosse stato. Dopo Parigi e Milano che lo so che mi avete festeggiato anche lì. E anche dopo chi se ne è dimenticato – o quasi – e in fondo va benissimo così.
Dopo il tutto. Resto io. Che ballo a casa a piedi nudi. Trentenne e felice.
A voi -semplicemente – grazie.
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