EVERY RUNNER HAS A REASON – #justdoit

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Ho cominciato a correre per lavoro che tra tutti i motivi per iniziare a farlo non è certo il migliore.

Mi hanno proposto di prendere parte ad un progetto, qualche mese fa. Faceva caldo, c’era il sole alto su di noi e la voglia d’estate stampata sulle nostra facce arrossate dal primo mare. Mi hanno proposto di provare, fosse anche solo per un pomeriggio. Di mettermi le scarpe e sudare, correndo. Di mischiarmi con quella ben assortita compagnia di runner che popola certi angoli di Roma. Ho riso, ho sbuffato – poco, credetemi – ho mostrato un briciolo di scetticismo ma quelle scarpe alla fine me le sono messa. E ho corso. Poco importa se l’ho fatto imprecando e brontolando con il “leprotto” a cui ero stata affidata perché mi stesse letteralmente sui polpacci, mentre arrancavo alla prima pseudo salita di villa Borghese.

 L’ho fatto. E oggi, che indosso il mio maglione di cachemire preferito, continuo a farlo.

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Di mesi ne sono passati circa sei. Ho smesso di brontolare e imprecare e ho iniziato ad ascoltarmi. Il battito del cuore. Il piede che tocca l’asfalto. Pfff. L’istante in cui spezzi il fiato, e le gambe vanno. Avanti, ancora. Ho iniziato ad ascoltare il mio respiro che non credevo potesse essere così profondo. I miei pensieri che a un certo punto lasciano il posto al silenzio della mente. A correre stando dietro il passo di mio fratello, ben più lungo e deciso del mio, lui che con la coda dell’occhio si assicura che ci sia ancora in quelle domeniche di sole in cui per grazia divina mi sveglio prima che faccia buio. A farlo la sera, dopo una giornata di lavoro, da sola con la musica a palla nelle orecchie senza darmi una meta ma con un unico obiettivo: superare i miei limiti. La convinzione di non farcela. Di non avere fiato. Di quel ginocchio che un po’ cigola. Stronzate, le stesse che ci raccontiamo quando lui visualizza e non risponde su whatsapp. Di mesi ne sono passati circa sei e mi sono ritrovata a correre per dieci chilometri il trentuno dicembre, rinunciando alla piega perfetta del parrucchiere e al makeup da due ore e quaranta davanti allo specchio ma sentendomi leggera, come non succedeva da tempo. Può sembrare banale – lo so – ma a volte quello che serve è proprio quello: superare una striscia di asfalto giallo che segna la fine di qualcosa. Banalmente di una corsa. Noi che corriamo – tutto il giorno – ma senza un traguardo e senza cuore.

 E se c’è una cosa che in questi sei mesi ho imparato è che si corre solo con il cuore, in mano. Per superare noi stessi.

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(Quei runner sono semplicemente adorabili. Alla fine hanno accantonato anche il loro di scetticismo nei confronti dei miei capelli sempre perfetti e si sono affezionati. Li ho trovati lì, alla fine della dieci chilometri che mi aspettavano per stringermi la mano. O per assicurarsi che li finissi tutti per davvero, ma questo poco importa. Le compagne di “lavoro” sono diventate amiche: lo sport unisce in maniera forte e viscerale e così ci siamo ritrovate ad abbracciarti felici e sudate: soprattutto sudate a dire il vero. Il leprotto si è fatto male al ginocchio e io lo aspetto perché la prossima volta sulla salita di villa Borghese avrò così tanto fiato da poter cantare tutta la discografia dei Ricchi e Poveri. Di scarpe, dopo quelle di quel pomeriggio di inizio estate, ne ho messe tante altre: le sto collezionando, paio su paio. Un po’ come i chilometri che sto macinando sull’app e su quel ginocchio che cigola ma alla fine si è rassegnato al fatto che io voglio correre. E lo faccio.)

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15 Comments

  1. Sara

    Beddazza ❤️ io ho cominciato a correre dopo un infortunio al ginocchio che cigola sempre, all’avvicinarsi dei trenta e “spinta” dal l’incredibile carica a distanza della comune amica #runbraghyrun. E adesso, che non corro ormai da mesi perché con il pancione non ce la fo, non vedo l’ora che sia giugno e il marmocchio esca per ricominciare. Anche solo per spingere la carrozzina

  2. Giorgia Tiberio

    immergersi sott’acqua con un autorespiratore e correre sono 2 delle cose che più possono rendere un essere umano libero e felice…tu, la tua forza di volontà, il benessere e quella sensazione di leggerezza d’anima… #justdoit sempre!!! E POI SI DIVENTA TUTTI AMICI!! BRAVISSIMA!!!MAAGRI UN GIORNO CI FAREMO UNA CORSETTA ASSIEME!!! :-)))

    1. Giorgia Tiberio

      immergersi sott’acqua con un autorespiratore e correre sono 2 delle cose che più possono rendere un essere umano libero e felice…tu, la tua forza di volontà, il benessere e quella sensazione di leggerezza d’anima… #justdoit sempre!!! E POI SI DIVENTA TUTTI AMICI!! BRAVISSIMA!!!MAAGRI UN GIORNO CI FAREMO UNA CORSETTA ASSIEME!!! :-)))

  3. Vittoria

    Io iniziai a correre a maggio quando mi lasciai dallo storico fidanzato, perché uscita dalla biblioteca alle sette dopo una giornata di studio non sapevo più cosa fare. Ho iniziato con un giro di mura (qui a Lucca siamo fortunati), sempre più veloce, ogni giorno senza saltarne uno, persino il sabato sera prima di uscire con le amiche.
    Ora la pioggia e il freddo mi hanno un po’ fermata, ma quando vado sono contenta e in abbinamento pantaloncini corti rosa fluo e calzettoni.
    Un bacio

    Vittoria from 5 IN THE MORNING
    (qui ti lascio il mio post sulla corsa, magari trovi un pezzo della mia playlist per correre che ti cambia la vita)
    http://vittoriafiveinthemorning.blogspot.it/2013/05/run-baby-run.html

  4. alem

    Noi che corriamo – tutto il giorno – ma senza un traguardo e senza cuore.
    Ed è proprio questo il motivo per cui ho ricominciato a correre, ad allenarmi, a sudare, a sentire di nuovo il cuore. Correvo tutto il giorno, dietro ai bimbi, dietro agli uomini, dietro a quella me stessa che non mi piaceva piu’. Ora faccio in modo che siano gli altri a correre dietro e accanto a me.

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