C’ERA UNA VOLTA UNA GONNA DI PANNA

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C’era una volta: è così che dovrebbero cominciare tutte le storie, anche quelle che favole non sono. Ed è così che comincia anche questa che una favola non è.

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C’era una volta una gonna che sembrava panna. Si, panna. Così soffice e bianca da farti sentire subito irrefrenabile il desiderio di affondarci le dita. La panna che si sposa con il gelato al cioccolato fondente. E che fa l’amore con una fetta di apple crumble ancora caldo. La panna che ti sporca le labbra. Sulla tua torta di non compleanno. Panna, bianca e soffice. E c’era anche un bosco perché nelle storie tutte dovrebbe esserci anche un bosco, illuminato dalla luce del tramonto che tra tutte le luci ha una poesia solo sua. Quella delle cose finite e delle cose appena iniziate. La luce vibrante del giorno e la luce inaspettata della notte. Un bosco silenzioso tralasciando quel fruscio di foglie e rami. Non troppo lontano dal ciglio di una strada ma pur sempre lontano da tutto il resto. E un maglione che se non fosse un groviglio di fili sarebbe un abbraccio. Un borgo disabitato, in fondo alla collina, che ti ritrovi ad urlare “C’è nessuno?” mentre con gli occhi cerchi tra le finestre e tra le crepe di un muro due occhi. Una chiesa abbandonata. E piedi nudi su quel sagrato.

C’era e c’è. La voglia di correre. Di giocare, senza prendersi troppo sul serio. Di lasciarsi andare. Di perdere il filo del gomitolo e la ragione che non sempre serve. Di rincorrere l’ultimo raggio di quel giorno come fosse un palloncino. E il primo sorso di quella sera, assetate di ciò che si ignora. Di accasciarsi spossate sul marmo freddo. Capelli disordinati e sensi disorientati. Gambe scoperte e pensieri nudi. Teatrali. Ironiche. Romantiche. Oniriche. Alice nel paese delle meraviglie ma senza brucaliffo e di bianco vestite. Principesse eppure bambine, senza esserlo in nessuno dei due casi. La voglia di dire e ridire e poi ridere, che “le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono, perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”. E che i boschi possono essere luoghi bellissimi. E che la panna non fa ingrassare, anzi fa bene all’umore e all’amore. E che i luoghi disabitati solo tali perché in attesa di nuove vite e nuove storie. E che si può essere principesse anche quando bambine non lo si è più.

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Come lo sono stata io, per un pomeriggio.

Grazie ad Alberta Ferretti, per tutta questa panna. Per avermi regalato questo “C’era una volta” attendendo quello che domenica di bello ci sarà. E alle mie amiche, principesse anche loro.

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14 Comments

  1. Sara

    Alessandra ti seguo ormai da un bel po e ogni volta quello che scrivi mi lascia senza parole davvero, riesci a rendere anche i più “semplici” racconti magici. Fantastica!

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