KATE MOSS. JOHNNY DEPP E LA MUSICA CHE E’ SEMPRE LA STESSA

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In nome di tutte le abate-jour che possono essersi lanciati addosso, questi due. Dei copriletti di broccato bruciati con una sigaretta. Dei bicchieri di Martini scolati e poi lasciati cadere a terra. Infranti sul pavimento di marmo di un grande hotel, tra i vestiti sparsi. In nome del fascino perverso dell’imperfezione che attrae invece di respingere. Che stordisce, allontana ma riconduce lì, sempre. In nome delle giacche di pelle che Jonny è da sentirsi male. Degli sguardi persi. Di un successo fragoroso ma ancora acerbo. Delle urla che si sono reciprocamente regalati, come fossero pegni d’amore. In nome di tutti i padri che a uno così non stringerebbero nemmeno la mano e di tutte noi figlie, follemente innamorate di lui.

In nome di zio Paul (McCartney) che me li fa tornare insieme, anche se solo per il tempo di un video. Attendiamo.

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