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Travels

TAORMINA E DI QUANDO DORMI’ SOSPESA SUL MARE

By 25 maggio 2016 Travels

Davanti al mare, siamo tutte delle persone migliori. Non più sagge. Più parsimoniose. Più calme. Più felici. Semplicemente migliori, qualunque cosa questo possa significare.
Ed è per questo che le lenzuola scompigliate, i caffè (a dire il vero in questo caso c’erano anche due uova strapazzate, tre fette di pane tostato e una strepitosa spremuta di arance e limoni) i libri letti, i tramonti attesi, le canzoni ascoltate, i pensieri fatti, i bicchieri di vino lentamente sorseggiati difronte a quella distesa di acqua sono diversi da tutto il resto. Sono per l’appunto migliori.

Taormina. Il Corso. Quella strada che ti trovi volontariamente o meno a percorrere su e giù. La granita al caffè con panna e brioche del BamBar come seconda colazione. Le teste di Caltagirone colorate e lucide che arredano le vetrine, i balconi ed infine anche la nostra mente. Limoni, ovunque. Il vociare dei turisti ammaliati da tanta bellezza. Una piccola porta a vetri prima dell’arco e della piazzetta dove un gruppo di bambini sta giocando a calcio quasi a voler salvaguardare la privacy dei suoi ospiti, la hall informale con gli strumenti del concerto jazz della sera prima tra i divani e il bancone del bar e difronte quello stesso mare. Calmo. Silente. Che sembra aspettarti, lì da sempre. E poi le scale di marmo, le chiavi della suite numero sette, il balcone a picco su tanta immensità, l’accappatoio bianco lungo di maniche in cui sprofondare dopo la prima doccia dopo il viaggio, la luce che inonda lo spazio, l’odore della salsedine, quello della libertà e della bellezza, un paio di espadrillas ai piedi perché in fondo è già estate a prescindere da cosa ne dica il meteo. Tre sdraio intorno alla piscina: anche lei blu come tutto il resto qui, anche lei perfetta nel suo immobilismo. Il silenzio. L’eleganza non ostentata, quella fatta di dettagli e piccole attenzioni: le chiamano cortesie ma a me piace più pensare alle coccole. E poi io che ballo dalla gioia perché la meraviglia deve essere celebrata. Le pagine di un libro che si susseguono e tutto mi sembra più bello anche i miei capelli se possibile ma deve essere l’effetto di questo posto (o forse sarà il loro phon, bah!). Quasi una magia. Un tripudio di crudi. E poi la pasta con le melanzane che non mangiarla qui sarebbe impossibile. L’arancina per merenda. Il teatro greco a pochi minuti da qui. Piccoli coralli rosa cipria sotto forma di collana. Un cornetto portafortuna in regalo da portare con me. Una passeggiata all’IsolaBella per bagnare i piedi che basta seguire la strada dalla Villa Comunale e si è arrivati. Jeans bianchi, la camicia lasciata fuori a prendere aria e sole quasi dovesse abbronzarsi anche lei, un piano in ascensore e novanta minuti di massaggio – uno dei più belli della mia vita a dirla tutta – il bagno turco ed è già tramonto per l’occasione tinto di rosa. Le note jazz salgono le scale. Si confondono con il resto. La tromba introduce gli altri strumenti. Una voce femminile e non è il canto di una sirena. La cena è pronta ma qui in questo luogo che sembra sospeso sul mare per quanto in quel mare è incastrato non esiste fretta. Perché è il mare stesso a non conoscere questa parola. Lui ti aspetta.
E l’impressione che ho avuto varcando la porta del Metropole (e dormendoci, e ridendoci, e vivendoci) è che aspettasse anche me.

Per l’ospitalità, per l’accoglienza, per avermi insegnato che il caviale è italiano e si mangia con le foglie di basilico, per la meraviglia. E se anche voi andate lì fatevi consigliare da Maurizio il vino migliore per il pezzo jazz che suoneranno. Fidatevi di me. 

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LITTLE SNOB COACHELLA

By 28 aprile 2016 Project, Travels

Ci sono dei posti che ti sembra di conoscere già pur essendo lontani da te e dalla tua vita. Così lontani da riuscire a malapena a collocarli su una cartina geografica. Ci sono dei posti che quando ti ritrovi ad attraversarli – in un sabato di metà aprile, inaspettatamente come accadono il più delle cose – ti sembra di averlo già fatto, forse con una canzone diversa, forse con i capelli meno al vento, forse non indossando quello short – ma tu quello spazio, quella porzione di aria e cielo l’hai già vissuta. Sentita. Toccata. E forse capita.
Coachella e’ uno di quelli.

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Il deserto, intorno. L’aria afosa. Calda con il sole alto alle undici di mattina e tu che cerchi riparo all’ombra del palco. Lo skyline che è un susseguirsi di palme e null’altro. Il tramonto rosa che qui non ha bisogno di nessun filtro di Instagram. E ancora il chiosco della frutta fresca, la voce di Kamasi Washington alle tre di pomeriggio al posto del caffè. La ruota panoramica che gira e gira e tu alzi le mani e respiri a pieni polmoni e sorridi. Una bandana annodata intorno alla bocca per difenderti dalla polvere. Tuo padre al telefono che non ha ben capito dove tu sia e cosa tu stia facendo. Il sonno. Le ore di fuso – nove per l’esattezza – le amiche che ti chiedono se la Ambrosio ha la cellulite. Le note che riempiono tutto. L’energia che regna sovrana. Una festa, se mi chiedessero di definire Coachella risponderei semplicemente – una bellissima festa. La strada da Santa Monica a Palm Spring. Il piede sull’acceleratore. Caffè americano take away. Quel che resta della voce dopo aver cantato e ballato tra una folla di sconosciuti sentendoti esattamente lì dove dovevi essere. Calvin Harris con Rihanna. Un altro sorso di birra. Il vestito lungo nero a fiori leggero, quasi impalpabile. La rotta verso casa, verso Los Angeles. Un doppio cheesburger per colazione tanto ho perso la cognizione dello spazio e del tempo. Fa ancora caldo ma va bene così. Balla, anche se non conosci le parole anche se non conosci la musica anche se pensi di non saperlo fare. E’ Coachella. Lì dove tutto una volta nella vita siamo già stati.

(Dress by Marella)

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PORTATEMI A SOGNARE. PORTATEMI A NY

By 14 gennaio 2016 Project, Travels

 - Per ciascuno, per chiunque, un mito diverso, la testa di un idolo con occhi di semaforo che ammiccano un tenero verde, un cinico rosso. Questa isola, galleggiante su acqua di fiume come un iceberg di diamante, chiamatela New York, chiamatela come vi pare: il nome non importa poiché, arrivando dalla maggiore realtà dell’altrove, uno va alla ricerca soltanto di una città, di un posto dove nascondersi, dove smarrire o scoprire se stesso, per fabbricare un sogno all’interno del quale dimostrare che, dopo tutto, non sei il brutto anatroccolo, ma un essere meraviglioso e degno di essere amato -

Truman Capote

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Qualche settimana fa KLM Royal Dutch Airlines, una delle principali compagnie aeree in Europa, mi ha proposto di partecipare alla loro campagna promozionale Dream Offers. Poiché il tema è l’ esplorazione di meravigliose mete, KLM mi ha chiesto di scegliere dove volessi andare. Si ­ come quei bambini al luna park che si trovano, naso all’insù, a doversi confrontare con le domande della vita davanti a “Di che colore lo vuoi il palloncino?” ­ solo che nel mio caso l’indecisione aveva a che fare con una delle possibili mete della Dream Offers:  città che non conosco come San Francisco, spiagge dal mare cristallino come quelle di Saint Maarten o di Aruba, angoli di cieli su cui non ho mai volato, porzioni di terra in cui si incrociano odori e sapori, vite e tradizioni lontane da qui e non solo qualche fuso orario come quella di Manila, nelle Filippine. Ma come ogni bambina, indecisa, ho risposto semplicemente – Portatemi a sognare, in un luogo in cui tutto è ancora possibile.

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Ed è così che mi ritrovo in partenza per New York.

Perché per me – la Grande Mela, la città che non dorme mai – rimane sempre questo. Oltre il traffico dei taxi gialli, gli hot-dog mangiati su una panchina di Central Park, i frammenti di film in cui abbiamo imparato a riconoscerla e ad amarla. Oltre il ricordo di un’estate di qualche anno fa vissuto con il cuore spolpato dall’amore, l’adrenalina che fa dimenticare la stanchezza, confondere i limiti e abbandonare le regole. Oltre l’aria libera, illusoria, frenetica intrisa di un’irridiscenza che ammalia. Oltre Woody Allen e Carrie che ti sembra di vederla ad ogni angolo ma forse sono ancora gli effetti dei margarita buttati giù la sera prima al The Box, oltre la Public Library (uno dei miei posti preferiti) e un caffè a Bryant Park mentre un paio di tavolini più in là qualcuno sarà di certo impegnato in una partita a scacchi. Oltre il tramonto visto dall’altra parte del fiume, le vie del Village alla ricerca di un vintage e il brunch della domenica dopo aver spulciato le bancarelle del Flea Market di Chelsea. Oltre la meravigliosa sensazione di poter scendere in pantofole a prendere il caffè e di tornare a casa in accappatoio alle tre del mattino, oltre le infinite vite che si incrociano – qui più di ogni altro luogo al mondo, oltre le strade, gli sconosciuti che si baciano, gli ombrelli dimenticati in qualche bar, i cocktail fatti male, i ristoranti cinesi a perdita d’occhio, le storie d’amore ancora non finite e quelle mai iniziate, oltre le speranze che in tanti hanno riposto in lei, il cinismo che lo puoi respirare a pieni polmoni insieme al freddo terso che si incanala tra le sue strade e ti sorprende quando giri l’angolo per imboccare la sesta. Oltre il tutto: per me rimane la chiara percezione che lì, a quell’incrocio di un meridiano con un parallelo, su quell’isola tutto sia possibile. Che in un preciso istante – ed in ogni preciso istante – ci siano mille inizi. E non c’è cosa più bella che lasciarsi aperta la possibilità che un inizio fra tutti quelli  possa essere il proprio.

(Il palloncino, invece, l’avrei voluto rosa cipria)

Per questi e mille altre meravigliosi motivi ho scelto di partire per New York, grazie a KLM Dream Offers. Se anche voi siete interessati a volare a New York o in altri luoghi in tutto il mondo, QUI  potete trovare tutte le offerte, che potete prenotare da oggi fino al 2 di febbraio. 

@KLM #klmdreamoffers #klm #newyork #usa

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