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DI TEATRI CHE SONO CASA CHE SONO VITA CHE SONO #BENETTON

By 22 novembre 2016 Fashion

Un vecchio teatro che vive una nuova vita sotto forma di casa con le finestre alte da cui si fa largo l’aria immobile di Milano, i muri bianchi lasciati immacolati per dare libero spazio all’immaginazione, l’ampio spazio per la platea dove ci si può sedere ancora ma tra divani e sedie di design intorno al tavolo e il palco su cui si lasciano ammirare i capi della collezione Primavera/Estate di Benetton. Dall’altra parte della sala Alice sforna muffin e torte alle mele. Brie passeggia per la sala. C’è musica ovunque confusa tra le parole e i pensieri degli ospiti, tra gli allestimenti dei ragazzi diFabbrica. Un vecchio teatro che vive una nuova vita sotto forma di casa e non avrei immaginato luogo migliore per questa presentazione.

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Un’atmosfera metropolitana eppure familiare. Inusuale eppure confortevole. Divertente, leggera, intrisa di bellezza, urbana, innovativa. Un’atmosfera che costituisce la perfetta sintesi di ciò che sono le collezioni presentate. Quella primaverile che prende il via da una suggestione urban folk che si traduce in maglie dalle forme over in crochet che sembrano uscite dalle mani laboriose di una nonna da abbinare a fantasie piccole e minute, come le “oribe” giapponesi con fiorellini stile liberty. Che lascia il posto per il casual & daily all’ispirazione della modern art di Piet Mondrian: colori e tessuti legati magistralmente tra di loro dove la parola d’ordine – l’unica concessa – è sperimentare senza avere paura di sbagliare. Giocando con le forme astratte, con i pesi dei materiali, coi pattern grafici. Righe, una nota di cobalto, le t-shirt ultraleggere, l’albicocca e il blu. E quella estiva che per la linea workwear sceglie materiali pregiati e preziosi e antichi come la seta e il lino, declinandoli nel nero e nel bianco, nel grigio perla e nel viola, nel giallo e nel blu elettrico. Che per il – casual friday -  sceglie invece il canvas e il cotone organico quasi a voler rappresentare anche attraverso i vestiti il desiderio di libertà. Di benessere. Di naturalezza. Un desiderio che si riflette sulla palette cromatica fortemente legata alla terra: corda, cammello, albicocca, melograno, militay. E che termina il suo viaggio con la linea Brother of the rainbow – Travel – Air movement che trova posto e spazio in ogni momento di libertà. In ogni momento in cui decidiamo di dedicarci a noi. Lo sport, un volo aereo che ci porta dove più desideriamo, il tempo libero fatto delle cose belle. Quello del knitwear d’avanguardia che crea capi con una vestibilità super comfort…come i muffin di Alice per intenderci. E come tutte le cose in grado di farci sentire esattamente come quel teatro che vive una nuova vita sotto forma di casa. A nostro agio.

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HAI DETTO MEZZO TACCO?

By 30 giugno 2016 Fashion

Ci sono le scarpe comode. Ci sono le scarpe da sesso. E poi ci sono le scarpe moda che in un solo paio riescono a condensare l’antitesi stessa della comodità e del desiderio sessuale di tre generazioni di uomini etero. Quest’anno – o meglio questo mese – è il momento del mule (sabot solo se siete nate prima del ’75) in camoscio con mezzo tacco. Roba che anche mio padre per cui dovrei girare sempre e solo in Lacoste a maniche lunghe che è chic e non si vedono le tette mi direbbe che forse così è troppo. Soprattutto per chi deve ancora trovare un marito.

(Io ho preso quelle di Zara. Color tabacco. Numero trentasette, la calzata è abbastanza comoda. E trenta euro per mettermele in quelle due giornate in cui mi sento una radical chic minimalista mi sembravano il giusto compromesso economico. Se volete strafare Mansur Gavriel in uno qualunque dei colori in gamma)

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KIMONO (O VESTAGLIA CHE DIR SI VOGLIA)

By 14 giugno 2016 Fashion

 

Me la ricordo benissimo quella sera di molti anni fa in cui in un viaggio improvviso ed improvvisato mi ritrovai senza nulla – ma nel vero senso della parola non come nostro solito di giovedì isteriche ed urlanti davanti all’armadio gremito – di elegante da mettere per andare a cena. E mi dissi (ero in un momento di autostima alle stelle questo è chiaro ed evidente per chiunque) che forse la vestaglia – si la vestaglia – di seta nera perché non posso anche non avere un un blazer o un top ciancicato in valigia ma la vestaglia quella la porto sempre e ovunque infilata a modino su un paio di jeans stretta in vita da una cinta lasciata sblusata quel tanto che bastava poteva non essere una brutta idea. O forse l’unica.

Che ne sapevo io che sarei stata l’antesignana di una moda. Di un trend. Di una pessima idea che negli anni avrebbe avuto altre fan e seguaci.

Ben vengano i kimono compresi quelli di Piazza Vittorio. Le vestaglia di seta comprate a Bali con la Giulia mentre fratello Andrea, Paolino e Vittorino facevano la quarta colazione. Quelle ritrovate nell’armadio della nonna. Ben vengano lasciate aperte sopra i jeans con una tee bianca sotto e ai piedi un paio di friulane. Annodate come fosse un trench e forse lo è per andare a comprare le sigarette e bere un bicchiere di vino. Ben vengano sopra gli short per passare dalla spiaggia alla birra (senza considerare che coprono il culo e questa è cosa sempre buona e giusta!) sempre piedi nella sabbia ma con il sole che ad un certo punto lascia lo spazio ad altro, venticello fresco compreso. E all’occorrenza ben vengano anche appesi in bagno al posto dell’accappatoio, eh.

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La vestaglia secondo GUCCI!

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Lei secondo me chicchissima con ballerina nude e gioielli da madonna del carmine.

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Di lei apprezziamo anche il capello che così finto ad cazzum resta il mio grande sogno irrealizzato.

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Nostra signora Leandra Medine.

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